La ruota (della complessità) delle relazioni di Thomas Gordon - Scuola di Intelligenza Emotiva

La ruota (della complessità) delle relazioni di Thomas Gordon

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La ruota delle relazioni di Thomas Gordon spiega la complessità dei rapporti umani. Quando si parla di relazioni, infatti, il pensiero va immediatamente al rapporto con compagni, coniugi, figli, genitori, fratelli, cioè a tutte quelle persone con cui condividiamo la nostra vita quotidiana. Ma, al di fuori della cerchia familiare, ci sono tante altre persone che incidono sulla nostra vita, positivamente o negativamente: colleghi, collaboratori, insegnanti e altre con cui si entra in contatto senza conoscerle davvero. L’evidenza a cui giunge lo psicologo americano è che più le relazioni sono per noi complicate, più sono importanti. E, quando sono condizionate da una disparità di potere, attivano reazioni di fuga, lotta o sottomissione.

La ruota delle relazioni

Le relazioni con cui abbiamo a che fare ogni giorno, quindi, sono molto più numerose di quanto noi stessi non immaginiamo e tutte contrassegnate da frecce bidirezionali. Se vi va, potete mettere alla prova le vostre relazioni significative, compilando il disegno in copertina: è un buon esercizio per focalizzare i nodi che vi legano alle persone a cui tenete maggiormente.

Ecco, allora, come procedere.

  1. Annotate il vostro nome all’interno del cerchio centrale e i nomi delle persone con le quali siete in un legame relazionale reciproco negli spazi circostanti.
  2. Potete inscriverci i nomi delle persone o, se preferite, soltanto le categorie cui esse appartengono, (ad esempio, amici, colleghi e figli).
  3. Qualora i sei cerchi  riportati nello schema non fossero sufficienti, aggiungetene degli altri per quanti ve ne occorrano.
  4. Una volta riempiti gli spazi nella ruota delle relazioni, spuntate i nomi delle persone che vi destano agitazione, preoccupazione o che considerate problematiche.
  5. A seguire, le relazioni che urge migliorare.
  6. Se occupate tutti gli spazi, anzi, se ve ne servono degli altri, avete la conferma che tutta la vostra vita è costellata di relazioni e che la loro qualità incide sul vostro modo di vivere.

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La complessità dei rapporti

Poiché, dunque, viviamo di relazioni e di comunicazioni, la ruota di cui Thomas Gordon parla nel suo libro  “Relazioni efficaci” spiega perché i rapporti a cui teniamo di più (e con cui ci interfacciamo con una certa frequenza) siano i più complicati. Su ciascuno di essi incide la qualità della comunicazione, sia in entrata che in uscita.

Ecco, dunque, alcune domande a cui, in genere, le persone evitano di rispondere, preferendo attribuire ad altro (o ad altre persone) le ragioni del cortocircuito in talune relazioni:

  1. Qual è il vostro modo di porvi nei confronti degli altri?
  2. Quando e perché alcuni rapporti sono drammaticamente naufragati?
  3. Siete abbastanza onesti con voi stessi per ammettere le vostre responsabilità?
  4. Che cosa dovrebbe accadere nella vostra vita di relazione per vivere meglio?

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La qualità delle relazioni

Anni fa, Robert Koegel, Professore della State University of New York di Farmingdale, sottopose ai propri studenti un questionario sulle loro relazioni migliori e peggiori.

  • Alcune domande riguardavano le relazioni tra gli studenti e le persone di status più o meno pari al loro (amici, partner, fratelli, sorelle, eccetera),
  • altre domande riguardavano, invece, le relazioni con persone di status superiore (dirigenti, docenti, professori, genitori, eccetera).

Agli studenti fu chiesto anche di descrivere tali relazioni. Tra le caratteristiche che contraddistinguevano le loro relazioni positive, gli studenti citarono

Essi affermarono, inoltre, che quando gli altri mostravano tali caratteristiche, essi tendevano a relazionarcisi positivamente a prescindere dalle differenze di status. Al contrario, le relazioni che gli studenti catalogavano come “peggiori” venivano da loro descritte come

  • strumentalizzanti,
  • coercitive,
  • ingiuste e
  • sbilanciate.

Gli studenti indicarono, inoltre, che le persone strumentalizzanti e coercitive tendevano a tradurre inevitabilmente le diversità in opposizione, considerando puntualmente la propria posizione come la posizione corretta. Generando, così, sottomissione in persone che, per inclinazione personale, sono restie ad alimentare focolai di conflitto per prevalere.

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La logica vinci-perdi

Queste relazioni sono, dunque, basate su di una logica “vinci-perdi”, laddove chi vince lo fa ricorrendo al proprio potere, personale o istituzionale. Le persone dominanti generano, in altre parole, nei confronti di chi si lascia sottomettere,

  • insicurezza,
  • senso di umiliazione e
  • sfiducia.

L’indagine di Koegel sottolinea quanto la disparità di potere tra persone (o tra gruppi di persone) costituisca la barriera più alta alla costruzione di relazioni sane e felici.

I meccanismi di coping

Tutte le relazioni sono esposte al rischio di degenerazione a causa dell’improprio esercizio del potere, soprattutto quelle nei luoghi di lavoro, dove la corsa alla carriera può accrescere la complessità, imputabile all’esercizio d’autorità che comportano taluni ruoli.

In base al modo in cui ognuno fa uso del proprio potere, infatti, attraverso un sistema di ricompense e punizioni, spiega ancora Gordon, nei sottoposti si attiva, alternativamente, un comportamento di

  • opposizione (di lotta),
  • abbandono (di fuga) o
  • adeguamento (di sottomissione),

proporzionato a quanto grande sia il danno che chi esercita quel potere può arrecare o a quanto allettante sia la ricompensa.

Maggiore, infatti, è il dolore che può infliggere il leader di potere (o maggiore la ricompensa), dunque, maggiore è l’adeguamento degli altri alla sua volontà che riesce ad ottenere. Chi è sottomesso sviluppa, così, comportamenti adattivi, denominati meccanismi di coping, al fine di gestire la costrizione ad agire contro la propria volontà e preservare così la propria integrità personale.

Ma relazioni siffatte sono sempre falsate e inautentiche.

Chi si sottomette, infatti, è incline ad eseguire gli ordini e ad obbedire, rinunciando ai propri bisogni personali, con dannose conseguenze su

  • assertività,
  • autonomia e
  • capacità generali di funzionare pienamente.
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