Secondo la scienza l’abbraccio favorisce la produzione di ossitocina, l’ormone della felicità che allontana lo stress. Speriamo che questo periodo non duri molto o diventeremo progressivamente meno felici. L’ossitocina prodotta dall’ipofisi è l’ormone dell’attaccamento e genera amore. Così inizia la storia della vita con l’attaccamento madre e bambino e così sarà per sempre.
Qualche anno fa, in un film, Tom Hanks, rimasto solo su un’isola deserta, proiettava il suo bisogno di affetto su una palla sgonfia, portata dal mare. Questo oggetto, a cui aveva dato anche un’identità e un nome, Wilson, era diventato per lui un amico vero con cui parlare e da abbracciare e un giorno la sua perdita divenne un dramma. Un abbraccio vuol dire fidarsi, è dire tu non sei una minaccia, non ho paura e se ce l’avessi quello sarebbe un bel posto per nasconderla, posso rilassarmi, sentirmi a casa, sono protetto, qualcuno mi comprende.
Il valore di un abbraccio
Comprendere vuol dire prendere con sé, portare con sé, dentro di sé e ciò che porto in me ha il potere di trasformazione. Dentro un abbraccio si può fare di tutto, sorridere e piangere, rinascere e morire. In un abbraccio puoi fermarti per interminabili istanti e tremarci dentro, come se fosse l’ultimo, sapendo di essere nel posto giusto, il tuo posto. Se in tempi di lockdown dovessimo sintetizzare ciò che più ci manca, certamente l’abbraccio ha lo stesso valore dell’aria e più della libertà.
Un’antica tradizione dice che quando abbracciamo qualcuno, in modo sincero, guadagniamo un giorno di vita. È dunque il linguaggio del corpo e dell’anima e se lo ascolti in silenzio saprà dirti tante più cose di quanto le parole possano contenere.
L’uso della mascherina e l’espressione mimico-facciale
Oltre a considerare quanto l’abbraccio sia indispensabile come veicolo di affetto, calore e accoglienza in una relazione, bisogna tenere conto di un’altra parte importante del contatto che viene persa con il distanziamento sociale e che riguarda l’espressione mimico-facciale, senza la quale non è possibile ricevere una serie di segnali utili a comunicare in modo adeguato. Perché la comunicazione in un rapporto
sia efficace occorre poter leggere anche il feedback che l’altro ci dà in merito a quanto diciamo o esprimiamo e l’uso della mascherina insieme alla distanza fisica non ci consentono di stare in relazione con l’altro come vorremmo.
Infatti, l’espressione delle emozioni e delle sensazioni che l’altro ci trasmette vengono in gran parte perse e non ci permettono di vivere appieno il contatto con l’altro. Pertanto, non ci resta che sopperire, anche in questo caso, con l’espressione visiva e la gestualità. In questo momento gli sguardi e i segnali che sono in grado di inviarci gli occhi sono fondamentali e costringono anche chi di solito è schivo a guardare l’altro e a farsi guardare, a mettere l’attenzione sui movimenti oculari, la direzione dello sguardo, le rughe che si formano intorno agli occhi, per decifrare il messaggio di chi gli sta davanti.
Esplorare nuove forme di relazionalità
È interessante notare come in mancanza di alcuni segnali, bisogna necessariamente far fede su altri indicatori, che possono diventare veicolo di affetto, sincerità e vicinanza e che altrimenti non avremmo considerato perché non siamo soliti prestarci attenzione. Insomma “di necessità si fa virtù”, pertanto occorre cercare di ritrovare nuovi elementi nella relazione e adoperarsi per esplorare nuove forme di contatto. Sostanzialmente questo particolarissimo periodo storico ci sta chiedendo di acquisire nuove capacità, nuove abilità nell’adattarci ai cambiamenti. Non si tratta di una cosa semplice da fare, perché acquisire nuove capacità dipende dalle nostre abitudini, da ciò che ci è stato insegnato e dal nostro carattere, aspetti che affondano le radici molto in profondità nella storia personale.
Non è semplice ma nemmeno impossibile. Nella scuola di Art Coaching che segue il Metodo Autobiografico Creativo di Stefano Centonze, ho dedicato un intero week end di formazione alla flessibilità cognitiva, durante il quale i corsisti avranno più di un’occasione, attraverso l’espressione artistica, per mettersi in discussione, accorgersi delle proprie modalità note e diventare consapevoli di quelle meno note, cercando il più possibile di rivalutare l’importanza di modificare il proprio personale punto di vista.

