libro-fig35 - Scuola di Intelligenza Emotiva

Fig. 35

I confini corporei tra gli esseri umani indicano incontrovertibilmente che io e te siamo due esseri diversi geneticamente, biologicamente, socialmente, professionalmente e sotto ogni profilo, categoria e determinazione che possono essere contemplati. Se accogliamo provvisoriamente come valida la definizione di empatia come dissoluzione momentanea di un confine, diventa possibile indagare su quali siano i fondamenti di questo confine e cosa ne mantenga solida la permanenza. La natura dei legami che uniscono gli elementi di un insieme di cose, infatti, non è di tipo necessario e, di conseguenza, non appare inviolabile e immodificabile. Se, allora, è arbitrario estendere la natura dei legami fra oggetti a quella fra esseri umani, è pur vero che l’atteggiamento scientifico è così radicato e forte nelle nostre menti che è lo stesso essere umano ad applicarne i fondamenti alla valutazione della propria e altrui esistenza. Cioè, il primitivo e mitico gesto unitivo appare di per sé troppo caotico e umano per affidargli il pieno controllo delle relazioni e dei legami. Esistono, infatti, interi apparati metodologici che si fondano sulla separazione tra gli individui e che, a torto o a ragione, promuovono esercizi e tecniche di disidentificazione: io non sono te, tu non sei me ecc. Una massima dell’alchimia è, però, che non può essere unito ciò che non è stato adeguatamente separato. Quando, dunque, una scuola, come quella di psicosintesi, affronta il tema della disidentificazione, lo fa, probabilmente, per educare alla separazione al fine di una ri-unione successiva. Davanti allo spettacolo che, con ogni evidenza, ci separa gli uni dagli altri nel lavoro, nel destino, nella sopravvivenza, nei tragitti, nelle vicende dell’intimità, nei caratteri, continua a ergersi, tuttavia, la luce unificante dell’unione. Esistono, allora, almeno tre possibili risposte alla domanda Chi è l’altro? La prima è che l’altro è un’immagine: la persona è la nostra stessa immagine a cui siamo legati. Questa è una possibile risposta che soddisfa lo statuto immaginario: l’alterità come replica di noi stessi. La seconda è che l’altro non è solo un’immagine ma un corpo che prolunga il nostro. Qui entriamo nello statuto fisico e reale: il tangibile di un corpo che estende i confini del nostro stesso corpo. La terza è che l’altro sia la sua storia, un insieme di esperienze passate. È, cioè, la persona che porta il tratto, il marchio comune di tutti gli esseri incontrati, amati nel corso della vita. L’ultima risposta, di natura simbolica, si sposa perfettamente con il Metodo Autobiografico Creativo che si basa sulle storie di vita, narrate con l’arte spontanea, percorso formativo all’interno del quale è stato realizzato questo visual storytelling a opera di Valerio con la tecnica del collage: la persona con cui mi confronto e sulla quale mi interrogo è, allora, colei che porta un tratto di tutte le altre con cui, nel corso del tempo, ho imparato a confrontarmi e a stabilire un legame.

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