Nella fiaba che vi presento, dal titolo «Quel che conta davvero», scritta nel corso di un laboratorio di crescita personale con le tecniche artistiche e narrative del Metodo Autobiografico Creativo, l’autrice, Sara Benatti, ci mostra, attraverso la storia del funghetto rosso Fluffy, come nella vita, quando il giudizio superficiale degli altri ci porta a prendere contezza delle differenze percepite, spesso la nostra prima reazione istintiva sia quella di disperarci e rinchiuderci in noi stessi. Quando, però, grazie anche all’esempio, al sostegno e all’insegnamento di quanti incontriamo sulla nostra strada, siamo noi per primi ad accettare la nostra diversità, allora essa si trasforma in accoglienza, unicità e ricchezza per l’intera comunità di appartenenza.
QUEL CHE CONTA DAVVERO
C’era una volta in un bosco, un funghetto rosso di nome Fluffy, che aveva tanti amici funghetti e con loro ogni giorno andava a scuola al mattino, dentro la grande Quercia, con tante aperture come finestre per fare entrare i raggi del Sole per illuminare le aule. Al pomeriggio, invece, dopo aver fatto i compiti, andavano sempre a giocare insieme: si divertivano e ridevano tutto il tempo. Mano a mano che il tempo passava, però, gli amici di Fluffy diventavano sempre più alti, mentre lui rimaneva sempre della stessa altezza e gli amici gli chiesero: «Fluffy, perché noi siamo alti e grigi e tu sei rimasto rosso e basso?».
Il piccolo funghetto non seppe rispondere a questa domanda e gli amici insistettero ridendo: «Potremmo usarti come palla!».
Allora Fluffy devastato dalla cattiveria degli amici, senza parole, tornò a casa di corsa da mamma e papà e chiese loro il perché della sua mancata crescita. I genitori si guardarono come se fossero già preparati a ricevere prima o poi quella domanda dal loro figlio. La mamma si avvicinò a Fluffy, lo fece sedere sulle sue gambe e gli disse: «Piccolo funghetto di mamma e papà, sapevamo che prima o poi ce lo avresti chiesto… sai… quando eri molto piccolo e hai iniziato a camminare ti è caduta una pigna in testa e da allora non sei più cresciuto in altezza».
Fluffy non riusciva a credere alle parole della mamma, era devastato: non solo avrebbe dovuto accettare il fatto di rimanere un funghetto basso, ma anche il fatto che i suoi amici lo avrebbero preso in giro e discriminato. Mamma e papà provarono a consolarlo, ma non servì a nulla. Fluffy uscì di casa piangendo e corse via; i genitori provarono a fermarlo, ma lui correva così forte che lo persero. Quando Fluffy si rese conto di essersi allontanato notevolmente, si guardò attorno e non vide più nessuno: finalmente era solo con se stesso, come desiderava. In realtà, dopo pochi secondi si accorse di essersi solamente illuso, una piccolissima vocina dal basso gli urlò: «Hei tu! Ti sposti, per favore? Siamo belle cariche noi formiche e dovremmo passare se non ti dispiace!». Fluffy si voltò e vide una fila di formiche in coda, piccolissime (molto, ma molto più piccole di lui), cariche di cibo e che dovevano passare proprio sopra i suoi piedi. Allora il funghetto si spostò per farle passare e disse alla formica “aprifila”: «Prego, prego! Passate!». Poi stupito aggiunse: «Hei, ma voi siete molto più piccole di me, dove portate tutto quel cibo?». E la formica gli rispose: «A casa nostra! Lì, dietro di te, infilaci l’occhio, amico!».
Fluffy buttò l’occhio dentro al buco e rimase sbalordito per come esserini così piccoli potessero essere riusciti a costruire una casa così. Rese partecipi le formiche del suo stupore e una gli rispose: «Amico, essere piccoli o diversi o avere qualcosa in meno rispetto agli altri non significa non riuscire nei propri obiettivi!». E Fluffy disse: «Sì, ma siete in tante, è diverso, l’unione fa la forza».
E proprio in quel momento passò di lì Harry, il ragno, e le formiche gli dissero: «Hei Harry, fai vedere a questo amico come da solo sei riuscito a costruire la tua casa!». «Certo! Eccola» rispose il ragno, mostrandogli la sua ragnatela tutta curata in ogni dettaglio. E Fluffy gli domandò: «Ma… ma… l’hai costruita tutta da solo?». «Ebbene sì!» rispose Harry e aggiunse: «Ricorda sempre di credere in te stesso e di seguire i tuoi sogni, questo è ciò che conta!».
Allora Fluffy ringraziò questi nuovi amici e li salutò con un “arrivederci!” e tornò di corsa da mamma e papà dove ad aspettarlo c’erano anche i suoi amici, i quali, pentiti per come lo avevano trattato, erano andati a casa sua per scusarsi e, non avendolo trovato, lo avevano cercato per tutto il bosco, ma senza risultati. Allora, avevano deciso di aspettarlo a casa e di fargli una sorpresa al suo ritorno. Infatti, una volta tornato a casa, Fluffy fu accolto prima di tutto da mamma e papà, poi dagli amici che lo abbracciarono e gli dissero di non scappare mai più! Il piccolo funghetto era veramente felice perché aveva capito che gli amici gli volevano bene comunque e soprattutto che, anche se non si è come vorremmo essere, l’importante è combattere per ottenere quel che vogliamo.

