Facilitatore di gruppi - Scuola di Intelligenza Emotiva

FACILITARE I GRUPPI CON INTELLIGENZA EMOTIVA   

L’arte di guidare i gruppi verso l’eccellenza 

 

Il facilitatore di gruppi come esperto di intelligenza emotiva 

Guidare un gruppo significa attraversare un territorio vivo: fatto di emozioni che scorrono sotto traccia, dinamiche che si intrecciano, parole che costruiscono ponti o innalzano muri. È in questo spazio, spesso invisibile agli occhi, che si decide la qualità di un lavoro condiviso, di un progetto, di una relazione professionale. Ed è qui che entra in gioco la competenza più attesa nel nostro tempo: l’intelligenza emotiva. 

Quando impariamo a leggere ciò che accade oltre la superficie – il clima, i vissuti, le tensioni, i bisogni – il gruppo cambia postura. Si apre. Respira. Ritrova la fiducia. Diventa un organismo capace di cooperazione autentica, proprio come dimostrano gli studi sulle dinamiche di gruppo e sulla leadership emotiva efficace. 

Questo percorso nasce per chi conduce gruppi in azienda, a scuola, in ambito sportivo, nel sociale, nel terzo settore, in ambito ludico o d’animazione e sente che, oggi più che mai, servono strumenti concreti per orientare le persone verso obiettivi comuni senza forzature, potenziando ascolto, consapevolezza e responsabilità.  

Perché facilitare un gruppo non è “gestirlo”: è creare le condizioni affinché ciascuno trovi il proprio posto e la propria voce. 

CHI È IL FACILITATORE?   

Indentikit di una professione emergente 

 

Leggere e indirizzare le dinamiche di un gruppo 

Il facilitatore è la figura che custodisce il clima emotivo del gruppo. Non dirige, non impone, non trascina: orienta. È quella presenza capace di leggere ciò che molti non riescono a nominare, di vedere le dinamiche nel loro nascere, di trasformare un insieme di individui in una comunità temporanea che lavora, dialoga, cresce.
È un professionista emotivamente competente che sostiene il processo, non solo l’obiettivo. 

Il suo compito è creare le condizioni perché ognuno possa portare la propria parte senza timore di essere frainteso, valutato, escluso. Una postura che, negli anni, la psicologia dei gruppi ha descritto come il cuore della leadership empatica e della gestione responsabile delle dinamiche collettive. 

Dal punto di vista normativo, il facilitatore è una figura professionale riconducibile alla Legge 4/2013 (Disposizioni in materia di professioni non organizzate in Ordini e Collegi), competente nella gestione dei processi relazionali e dinamiche di gruppo, attiva nella formazione, nella consulenza e nel sociale. Non appartiene a un albo ma opera in modo professionale, responsabile e trasparente all’interno del quadro delle professioni non regolamentate e sulla base di competenze dimostrabili, buone pratiche e standard di qualità.  

 

Per effetto di questa legge, il facilitatore di gruppi: 

  • può esercitare come libero professionista;
     
  • può dichiarare la propria attività nei codici ATECO dedicati a formazione, consulenza e servizi alla persona;
     
  • può aderire ad associazioni professionali di settore;
     
  • deve operare secondo criteri di trasparenza, qualità e aggiornamento. 

Sono facilitatori i coach, i counselor, i formatori, i mediatori, gli educatori, i pedagogisti, gli insegnanti, gli arti terapeuti con riferimento alle associazioni di categoria e tanti altri professionisti della conduzione dei gruppi che lavorano: 

  • In ambito formativo (scuola, enti di formazione), assimilabile alla figura del Formatore, del Conduttore di gruppi, dell’Esperto nei processi relazionali ed educativi;
     
  • In ambito aziendale, assimilabile al Formatore aziendale, al Consulente organizzativo, al Facilitatore di processi di team building, all’Esperto di dinamiche di gruppo e comunicazione;
     
  • Nel sociale e nel terzo settore, dove rientra tra le categorie dell’Educatore professionale non sanitario (quando non si richiedono titoli specifici), dell’Animatore sociale, Esperto in conduzione di gruppi, del Facilitatore di comunità, sempre senza sconfinare nei ruoli tutelati da Ordini professionali.  

 

LE COMPETENZE FONDAMENTALI PER UN FACILITATORE DI GRUPPI 

Argomenti di questo corso di formazione 

 

 

  1. Autoconsapevolezza

Il facilitatore conosce il proprio mondo interno: sa riconoscere ciò che prova mentre accade, nota le risonanze personali, distingue ciò che appartiene a sé da ciò che appartiene al gruppo. Una competenza straordinariamente importante per evitare proiezioni, letture distorte, irrigidimenti.
È la base della leadership emotiva o risonante, quella che permette di agire in modo chiaro e responsabile. 

  1. Regolazione emotiva

Non si lascia travolgere dal clima emotivo collettivo e non tende a “spegnere” ciò che emerge: regola, contiene, trasforma.
È il punto fermo in mezzo al movimento. Il facilitatore diventa il regolatore emotivo del gruppo: quello che la ricerca definisce il vero fondamento della coesione e della fiducia. 

  1. Ascolto profondo e consapevolezza sociale

Non ascolta solo le parole: ascolta le pause, i silenzi, le posture, la qualità dell’energia. Coglie i bisogni impliciti, i segnali di stanchezza, le tensioni che attraversano il gruppo.
Questa capacità permette letture tempestive e interventi mirati, evitando conflitti inutili o escalation emotive. 

  1. Empatia operativa

Un’empatia che non è commiserazione ma capacità di comprendere il vissuto altrui e di usarlo come bussola per orientare i processi. È ciò che permette al gruppo di sentirsi “visto”, ascoltato, riconosciuto. 

  1. Comunicazione chiara e rassicurante

Il facilitatore usa la parola come strumento di direzione e cura: nomina ciò che va detto, chiarisce ciò che rischia di confondere, traduce in concetti condivisibili ciò che le persone provano senza saper esprimere.
La parola, come insegna il modello dell’intelligenza emotiva, non informa soltanto ma crea realtà, genera fiducia, scioglie tensioni. 

  1. Neutralità benevola

Non è “al di sopra” del gruppo ma “nel” gruppo. Non giudica, non prende parti, non favorisce visioni particolari: semplicemente custodisce il processo. 

  1. Competenza narrativa

Sa usare la narrazione (le metafore, i processi autobiografici, la creatività) per dare forma, senso e direzione all’esperienza. Grazie al Metodo Autobiografico Creativo, il racconto diventa lo strumento per far emergere intuizioni, consapevolezza e legami. 

 

IL FACILITATORE DI GRUPPI COME IL VIAGGIO DELL’EROE 

 

Condurre un gruppo è un viaggio. E, come ogni viaggio trasformativo, segue la stessa traiettoria archetipica che Joseph Campbell ha individuato nel Viaggio dell’Eroe: un percorso che attraversa soglie, sfide, cadute e rivelazioni. E che è lo strumento operativo di questo percorso formativo con le tecniche narrative del Metodo Autobiografico Creativo per l’intelligenza emotiva. 

Il facilitatore non è l’eroe della storia (questo ruolo appartiene al gruppo) ma è la figura che rende il viaggio possibile. 

È la guida. Il mentore. L’aiutante magico. Il compagno di strada che conosce i territori dell’ombra e della luce. Colui che prepara gli altri a incontrare se stessi. 

Esattamente come avviene nei racconti universali che plasmano l’immaginario collettivo. 

 

  1. Il gruppo come “chiamata all’avventura”

Ogni gruppo nasce da un bisogno: migliorare la comunicazione, cooperare, gestire un progetto, superare una crisi, apprendere qualcosa di nuovo.
Questa chiamata è l’inizio del viaggio.
Le persone arrivano con aspettative, timori, desideri, fragilità… e una certa dose di resistenza. 

Il facilitatore è colui che accoglie questa chiamata e trasforma la semplice riunione di individui in un inizio di storia. 

 

  1. Il facilitatore come Mentore

Nelle fiabe, nei miti, nei romanzi, l’eroe incontra sempre una figura che non agisce al posto suo ma gli dona strumenti, consapevolezze, mappe interiori.
E Merlino per Artù, Gandalf per Frodo (un parallelismo che il corso utilizza), il vecchio saggio che illumina la strada.
 

Il facilitatore è questa figura. Non risolve i problemi al posto del gruppo. Non dà risposte preconfezionate. Dona occhi nuovi per guardare il problema. Aiuta a nominare ciò che non era ancora pensabile. 

 

  1. Le “prove” del viaggio: tensioni, conflitti, resistenze

Ogni gruppo attraversa lo stesso passaggio degli eroi quando entrano nel “mondo straordinario”: sorgono difficoltà, emergono ruoli nascosti, si rivelano fragilità interne, si incontrano antagonisti (che non sono mai persone, ma dinamiche). 

Nel Viaggio dell’Eroe, questa fase è popolata da sfide, paure, tentazioni, alleati e ostacoli.
 

Nella facilitazione, tutto questo si manifesta come silenzi che pesano, conflitti latenti, emozioni non dette, ruoli che collidono e resistenze al cambiamento.
 

Il facilitatore aiuta il gruppo ad attraversarle senza soccombere. 

 

  1. L’“abisso”: il momento critico del processo

Ogni gruppo, prima di crescere, passa da un punto di rottura: una crisi, un conflitto improvviso, una discussione accesa, un’impasse emotiva. 

È l’equivalente dell’abisso dell’eroe, il momento in cui la vecchia identità cede e il nuovo non è ancora nato. 

Qui il facilitatore compie l’atto più delicato della sua professione: mantiene il campo. Tiene la rotta emotiva. Contiene senza soffocare. Sostiene senza prendere il posto degli altri. 

È qui che la sua competenza emotiva cambia il destino del gruppo. 

 

  1. La rivelazione: la consapevolezza che trasforma

Come l’eroe che, dopo aver affrontato la prova centrale, conquista un nuovo sapere che illumina tutto, il gruppo, accompagnato, raggiunge un insight: una verità, chiarezza sulle dinamiche, un nuovo modo di comunicare, un livello più alto di fiducia.
 

È la metamorfosi che permette al gruppo di diventare più maturo, più coeso, più efficace. 

 

  1. Il ritorno: integrare e applicare

L’eroe torna al mondo ordinario trasformato. Porta con sé un dono, un frammento di verità, un nuovo potere. 

Il facilitatore guida il gruppo nel ritorno: aiuta a integrare nel quotidiano ciò che è stato scoperto, a tradurre l’esperienza in comportamenti nuovi, in abitudini relazionali più sane, in processi più fluidi. 

Il viaggio si completa solo quando la trasformazione diventa pratica. 

 

  1. Il gruppo come eroe collettivo

Il vero protagonista non è mai il facilitatore. Come nei miti, il mentore scompare quando la storia non ha più bisogno di lui. 

Il gruppo, invece, resta. Più consapevole, più forte, più connesso. Capace di affrontare da solo nuove prove. 

Ed è qui che accade la vera magia della facilitazione emotiva: non solo si risolve un problema ma si fa nascere un gruppo più competente sul piano umano. 

 

L’impatto del facilitatore sui gruppi 

Crea fiducia 

La fiducia è la moneta del futuro, il vero carburante della cooperazione. Quando il gruppo si sente al sicuro, le persone parlano, collaborano, propongono, si assumono responsabilità.
Senza fiducia, nessuna tecnica funziona. Con la fiducia, tutto diventa possibile. 

Trasforma i conflitti in occasioni di crescita 

Ogni gruppo attraversa attriti, incomprensioni, tensioni. Il facilitatore non le evita: le accoglie, le decodifica, le integra. La relazione entra in uno stato di maturità. 

Sblocca il potenziale collettivo 

La presenza facilitante rompe la logica “ognuno per sé” e attiva quel “fattore C”, l’intelligenza collettiva, che permette ai gruppi di generare idee più ricche di quelle prodotte dai singoli  individui. 

Aumenta motivazione e senso di appartenenza 

Quando le persone si sentono comprese e valorizzate, diventano più coinvolte, più responsabili, più orientate agli obiettivi. Il facilitatore diventa un amplificatore di motivazione. 

Migliora la qualità delle relazioni 

Una buona relazione interna diventa la premessa per risultati migliori, minor stress, maggior benessere e più creatività. Il gruppo, finalmente, funziona. 

 

Che cosa ricevi 

Una formazione asincrona con attestato finale da 100 ore così composto: 

✅ Videolezioni introduttive su intelligenza emotiva e Metodo Autobiografico Creativo per svilupparla, nei singoli e nei gruppi, e sulla figura del facilitatore; 

✅ Videocorso “Il viaggio dell’eroe”, che spiega la tecnica di lavorare con i gruppi utilizzando il canovaccio del Viaggio dell’eroe di Campbell; 

✅ Ebook “Il viaggio dell’eroe”, che approfondisce i temi trattati dal videocorso omonimo; 

✅ 31 Carte del MAC-T, direttamente a casa, quale strumento operativo per esplorare le dimensioni individuali dell’intelligenza emotiva attraverso la creazione delle fiabe autobiografiche; 

✅ 20 Carte del MAC-G, direttamente a casa, quale strumento operativo specifico per la conduzione dei gruppi, al fine di consentirti di mappare le competenze gruppali in relazione alle dimensioni dei gruppi: coesione, appartenenza, comunicazione, stabilità affettiva, equilibrio operativo, rendimento, leadership; 

✅ Videocorso “La leadership risonante”, che descrive, in 35 unità didattiche, un modello di leadership emotivamente intelligente; 

✅ Videocorso “Le organizzazioni emotivamente intelligenti”, incentrato sull’intelligenza emotiva dei gruppi e del leader. 

E, in più, un bonus per te 

 

✅ Libro cartaceo “Il Metodo Autobiografico Creativo per l’intelligenza emotiva”, direttamente a casa tua. Autore: Stefano Centonze, Edizioni Circolo Virtuoso, Lecce, 2025.  

 

AL TERMINE 

Competenze in uscita 

Al termine del corso sarai capace di applicare le tecniche narrative del Metodo Autobiografico per l’intelligenza emotiva per lavorare sulle seguenti dimensioni di gruppo. 

Coesione 

La condivisione autobiografica favorisce la riduzione delle distanze percepite tra i membri del gruppo. Attraverso la narrazione, ogni individuo porta in scena parti di sé che vengono accolte, riconosciute e rispettate dagli altri. Questo processo rafforza il senso di prossimità emotiva, riduce la diffidenza e consolida la coesione, agendo come forza centripeta secondo lo schema di Kurt Lewin. 

  

Senso di appartenenza 

Il racconto autobiografico non solo espone la storia individuale ma la intreccia con quelle altrui. In tal modo, si costruisce una memoria transattiva che rafforza l’identità del gruppo come comunità narrativa. Il senso di appartenenza cresce perché i membri si percepiscono parte di un tessuto di storie interconnesse. 

  

Stabilità affettiva 

La possibilità di esprimere emozioni, vissuti e fragilità in un contesto protetto stabilizza la dimensione affettiva del gruppo. Le narrazioni autobiografiche, specialmente quando espresse attraverso linguaggi creativi (scrittura, disegno, collage, musica), favoriscono un clima di accoglienza che contribuisce a contenere tensioni e a prevenire rotture relazionali Lewin sottolinea che l’equilibrio affettivo interno è indispensabile per mantenere il gruppo orientato agli obiettivi. 

  

Reti di comunicazione 

L’autoconsapevolezza a cui portano le attività artistiche e narrative del Metodo Autobiografico  Creativo stimola una comunicazione orizzontale e circolare, in cui tutti i membri hanno l’opportunità di esprimersi e di essere ascoltati. Questo arricchisce le reti comunicative, riducendo la centralizzazione esclusiva sulla figura del conduttore. Secondo Lewin (1947), i gruppi con reti comunicative più aperte e meno gerarchiche tendono ad avere migliori performance e un maggior grado di soddisfazione dei membri. 

  

Leadership 

La narrazione di sé consente di riconoscere e valorizzare diverse forme di leadership. Non si tratta solo della leadership formale (quella che esercita un membro sul gruppo) e della leadership di sé (concetto con il quale si indica il grado di autonomia e responsabilità dei membri) ma anche di forme di leadership diffusa che emergono in base alle competenze, alle esperienze o alle capacità creative di ciascun membro. Il MAC, dunque, promuove una leadership distribuita, coerente con l’idea di Lewin di gruppo come sistema interdipendente (Lewin, 1951; Formenti, 2017) e con l’idea di Morici di leadership formale come arte dello scomparire o del mettersi da parte per lasciar emergere una leadership orizzontale. (Morici, 2024). 

  

Equilibrio operativo 

L’alternanza tra attività narrative, riflessive ed espressive nel MAC garantisce un equilibrio tra la dimensione affettiva e quella operativa del gruppo. Da un lato, il lavoro autobiografico stabilizza il clima emotivo; dall’altro, la creatività condivisa rafforza la capacità di cooperare in compiti concreti. Ciò mantiene il gruppo in un assetto dinamico ma funzionale, evitando eccessi di conflittualità o di conformismo (Bion, 1961). 

  

Rendimento 

Il Metodo Autobiografico Creativo favorisce un miglioramento del rendimento complessivo del gruppo. Un gruppo più coeso, affettivamente stabile, dotato di reti comunicative efficienti e di una leadership condivisa è più capace di raggiungere i propri obiettivi. Per Lewin (1947), la performance non è mai riducibile alle capacità individuali ma dipende dalla qualità delle interazioni e dall’assetto del campo dinamico: il MAC contribuisce a rafforzare esattamente queste variabili. 

 

 

DIRETTORE DEL CORSO E FORMATORE 

Chi è Stefano Centonze 

 

Stefano Centonze è Psicologo Clinico e della Riabilitazione, Formatore ed ha conseguito un Master in Tecniche di analisi della persona. Formatore nei contesti aziendali, scolastici, sociali e sportivi, Docente universitario a contratto, Editore, Autore, Ideatore del Metodo Autobiografico Creativo per l’intelligenza emotiva e l’evoluzione personale, Fondatore e Direttore di Artedo Network, rete italiana tra Scuole di Arti Terapie, e della Scuola di Leadership e Intelligenza Emotiva. 

Il suo approccio integra rigore scientifico, dimensione esperienziale e visione.  

Con le Edizioni Circolo Virtuoso ha pubblicato, tra gli altri, 

  • L’intelligenza Emotiva. Perché è così importante, come può essere allenata, dove si applica (2023); 
  • l Metodo Autobiografico Creativo per l’intelligenza emotiva (2025); 
  • La didattica dell’intelligenza emotiva. Emozioni e apprendimento (2025);  
  • Comunicare con intelligenza emotiva (2025). 

 

 

Accedi al percorso Facilitatore di Gruppi  

50 ore di formazione a 549€ 

 

 

Programma del Corso

Introduzione
Intelligenza Emotiva 00:31:00
Il facilitatore in intelligenza emotiva 00:27:00
Il Metodo Autobiografico Creativo 00:18:00
Ebook – Reinventare le organizzazioni 00:00:00
Il viaggio dell'eroe
Il viaggio dell’eroe – Introduzione 00:18:00
PAD1 – Le tavole del MAC – T 00:00:00
Ebook finale asincrono 00:00:00
Il mondo ordinario 00:22:00
PAD1 – L’eroe 00:06:00
PAD2 – Il mondo ordinario 00:04:00
L’eroe e le sue mancanze 00:16:00
La chiamata all’avventura 00:09:00
Il rifiuto della chiamata 00:09:00
L’incontro con il mentore 00:08:00
Il guardiano della soglia 00:06:00
Il mondo straordinario 00:05:00
Il superamento della soglia 00:07:00
Le prove, i nemici e gli alleati 00:15:00
La prova centrale 00:10:00
PAD3 – La prova centrale 00:06:00
La via del ritorno 00:10:00
Rinascita e ritorno 00:14:00
La ricompensa 00:09:00
Fine del viaggio 00:09:00
PAD – Scriviamo una fiaba 00:05:00
Antagonista 00:11:00
PAD4 – Maschera antagonista 00:05:00
Premesse alla fiaba autobiografica 00:12:00
Tra la fiaba classica e la fiaba autobiografica 00:14:00
La funzione autoesplorativa 00:10:00
Le funzioni di pacificazione, protettiva e di sintesi 00:11:00
Cambiare il passato 00:13:00
Ricapitolazione 00:11:00
PAD5 – Copertina del romanzo di vita 00:06:00
PAD6 – Ebook finale 00:05:00
Il viaggio dell’eroe – Ebook 00:00:00
La leadership risonante
Lavorare con i gruppi 00:09:00
Intelligenza emotiva del leader 00:06:00
Il gruppo come amplificatore 00:11:00
La memoria transattiva 00:07:00
Team building e team training 00:07:00
Il brainstorming 00:10:00
Limiti del brainstorming 00:10:00
Gruppi e loro funzionamento 00:11:00
Coesione e appartenenza 00:07:00
Stabilità affettiva ed equilibrio operativo 00:06:00
Le reti di comunicazione 00:06:00
Rendimento del gruppo 00:10:00
La leaderanza 00:11:00
Modelli di leaderanza 00:08:00
La gestione del potere 00:10:00
Lo status 00:08:00
Il facilitatore – Leader con Intelligenza Emotiva 00:09:00
Quando leader e capo sono la stessa persona 00:06:00
La leadership risonante 00:06:00
La cura per la temperatura emotiva del gruppo 00:08:00
Life skills del leader-facilitatore 00:11:00
Risonanza limbica ed emozioni nei gruppi 00:08:00
Coesistenza delle competenze tecniche ed emotive per il facilitatore-leader 00:07:00
Facilitatori e leader come sviluppatori del potenziale 00:08:00
La pratica creativa per rafforzare la fiducia 00:07:00
Vedere oltre con il metodo autobiografico creativo 00:07:00
La gestione della verbalizzazione 00:06:00
Le organizzazioni emotivamente intelligenti
1_Le organizzazioni emotivamente intelligenti 00:16:00
2_Daniel Goleman 00:15:00
3_Le organizzazioni Teal di Laloux 00:15:00
4_La Teoria U di Otto Scharmer 00:16:00
5_Le finestre di Johari 00:16:00
6_Autoconsapevolezza e successo 00:22:00
Prova conclusiva
Prova conclusiva 00:00:00

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