La relazione educativa: le dimensioni emotive di un piacere chiamato apprendimento

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Parlare di apprendimento ed educazione, oggi come ieri o forse più di ieri, rimanda a un tema che va ben oltre la semplice e lineare acquisizione di tecniche e competenze e ci collega immediatamente ad altre dimensioni dell’apprendimento umano fin da quando siamo bambini:

  • le abilità sociali e relazionali di ciascuno di noi,
  • il valore sociale del “saper essere” al di là e oltre il “saper fare”,
  • il profondo valore dell’emotività come guida che direziona le nostre scelte e il nostro successo in tutti i campi della vita.

Grazie a questa crescente focalizzazione sulle emozioni, sulle relazioni e sulle capacità empatiche e comunicative, ci si interroga in maniera crescente e sistematica su quale funzione abbia, dunque, l’educazione per uno sviluppo sano e armonico e sempre più si punta l’attenzione sull’importanza della comunità educante nei processi di acquisizione delle competenze, prima ancora che sul valore in sé del contenuto dell’apprendimento.

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Come diceva Rabelais “Il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere” e la metafora del fuoco ci riporta alla simbologia connessa alla forza, alla vitalità, al desiderio e al piacere, dimensioni necessariamente connesse in modo intimo con l’apprendimento, perché questo possa risultare efficace, duraturo e capace di strutturare (e ristrutturare) la persona durante tutto il corso della sua vita.

Già Platone ci insegnava la via con queste parole:

“La conoscenza che viene acquisita con l’obbligo non fa presa nella mente. Quindi non usate l’obbligo, ma lasciate che la prima educazione sia una sorta di divertimento; questo vi metterà maggiormente in grado di trovare l’inclinazione del bambino” e noi sappiamo bene quanto questo sia vero, tanto nell’educazione dei bambini, quanto nel processo di continua evoluzione e crescita lungo tutto il corso della vita.

Cerchiamo di tradurre meglio quel termine “divertimento” poiché a un primo approccio, superficiale ed acritico, potrebbe apparirci questo un concetto generale di difficile comprensione e forse anche applicazione nel nostro mondo reale, perché la “Scuola”, intesa più ampiamente come il luogo fisico, mentale e relazionale all’interno del quale avviene la relazione educativa, necessità di regole perché tutto funzioni.

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Ma, come abbiamo detto, a una visione più profonda e a una lettura più consapevole di quel termine “divertimento”, noi possiamo oggi affermare che il termine usato da Platone voleva certamente riferirsi a quei temi fondamentali con i quali tutti gli operatori, interessati alla relazione educativa a vario titolo, si confrontano quotidianamente:

  • la creatività come risorsa nei processi di apprendimento,
  • l’emersione dei talenti personali per garantire il successo di ciascuno nel suo processo di crescita e realizzazione personale e professionale,
  • l’empatia come unica possibile base nelle relazioni e interazioni tra individui,
  • la capacità di ascolto e di sintonizzazione con la realtà che ci circonda,
  • il pensiero laterale per il raggiungimento degli obiettivi al di là degli schemi ripetuti e consolidati,
  • la ricchezza generata dalla cooperazione e dal  sostegno reciproco, nell’apprendimento come in qualunque altro aspetto della vita.

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