Riconoscere, comprendere e gestire le emozioni
40 ore di formazione accreditata MIM
Intelligenza emotiva per capirsi e per capire gli altri
L’uomo, da sempre, prova a decifrare ciò che il volto racconta prima ancora delle parole. È però solo nella seconda metà del Novecento che, grazie alle ricerche degli psicologi Paul Ekman e Wallace Friesen, questo antico impulso ha trovato un metodo rigoroso: per la prima volta le espressioni mimiche sono state
- osservate,
- codificate e
- misurate secondo criteri scientifici.
Il volto è, di fatto, il crocevia privilegiato delle informazioni sensoriali: un luogo in cui l’emittente e il ricevente della comunicazione si incontrano, si interpretano, si rispecchiano. Ogni minima variazione nei muscoli della fronte, delle sopracciglia, delle palpebre, delle guance, del naso, delle labbra o del mento diventa un segnale, spesso più preciso delle parole, che parla di noi, della nostra storia emotiva, delle nostre intenzioni.
Le tecniche di misurazione del comportamento facciale nascono proprio per rispondere a una domanda antica: che cosa lega ciò che sentiamo, ciò che siamo e ciò che comunichiamo attraverso il viso?
Da qui l’interesse della ricerca nel collegare espressioni e personalità, vissuti emotivi e processi comunicativi.
Il Facial Action Coding System per “leggere” le emozioni
«Il volto è un sistema di risposta multisegnale e multimessaggio, capace di un’enorme flessibilità e specificità». P. Ekman
l contributo più rivoluzionario in questo campo è il Facial Action Coding System (FACS), messo a punto da Ekman e Friesen negli anni Settanta e poi perfezionato con Joseph Hager nel 2002. Alla base c’è un’intuizione semplice e strardinaria: alcune emozioni fondamentali si esprimono sul volto in modo universale, indipendentemente da cultura, lingua o contesto.
Queste emozioni lasciano tracce microscopiche, piccoli movimenti dei muscoli facciali, spesso impercettibili ma incredibilmente rivelatrici. Sono indizi che parlano degli stati d’animo profondi, delle intenzioni e persino dei pensieri di chi abbiamo di fronte.
È un alfabeto sottile, inscritto nei nostri lineamenti molto prima che impariamo a parlare. Un linguaggio immediato, già nostro, che però raramente ci viene insegnato a decifrare.
Quando impariamo a leggerlo, cambia tutto: la relazione con noi stessi si fa più chiara, quella con gli altri più autentica, più empatica, più umana.
I vantaggi….
….di riconoscere le nostre emozioni
Riconoscere le emozioni e chiamarle per nome è un’abilità che davvero cambia la vita. Trasforma il modo in cui ci muoviamo nel nostro mondo interiore e ridisegna la qualità delle relazioni che abitiamo ogni giorno. La nostra esperienza emotiva è, infatti, un paesaggio ricco, complesso, attraversato da sfumature che talvolta convivono in modo ambivalente, persino contraddittorio.
Quando queste emozioni restano senza parola, sospese, indistinte, anonime, diventano un linguaggio muto che guida le nostre scelte e i nostri comportamenti senza che ce ne rendiamo conto, privandoci della possibilità di orientare consapevolmente la rotta.
Intelligenza intrapersonale
Dare un nome a ciò che si prova significa offrirgli una forma. Una parola. Un perimetro.
In questo semplice gesto avviene qualcosa di potente: il caos interiore si organizza, il vissuto emotivo diventa pensabile, quindi trattabile, quindi, trasformabile.
La nominazione è il primo vero atto di governo del nostro mondo interno: ciò che ha un nome può essere guardato, compreso e, passo dopo passo, integrato nella nostra storia emotiva.
Avvicinarsi, capire, risuonare
Il nome, però, non serve solo a riconoscere un’emozione: serve a comunicarla.
Quando una persona riesce a dire “sono triste”, “sono ferito”, “mi sento agitato”, non sta solo osservando sé stessa; sta aprendo un passaggio, una possibilità di incontro.
La parola emozionale permette all’altro di avvicinarsi, di capire, di risuonare. È così che nasce la regolazione reciproca, uno dei pilastri invisibili delle relazioni sane.
Quando invece le emozioni restano indistinte, accade l’opposto: esplosioni impulsive, silenzi che pesano, ritiri improvvisi, rigidità difensive… comportamenti che allontanano e creano incomprensioni dove sarebbe bastata una parola in più.
Il piano sociale
Sul piano sociale, la capacità di nominare le emozioni è molto più di un’abilità personale: è una vera infrastruttura di civiltà.
Una comunità che dispone di un vocabolario emotivo ricco è una comunità che comprende, che ascolta, che riduce i conflitti invece di alimentarli.
Dire “provo vergogna”, “mi sento fragile”, “sono geloso”, “sento gratitudine” diventa un atto di trasparenza che abbassa le difese, migliora la comunicazione e costruisce fiducia.
È da questo linguaggio condiviso che nasce la possibilità di relazioni più sane, ambienti più inclusivi e forme nuove di responsabilità collettiva.
Riconoscere e nominare le emozioni è il fondamento stesso dell’intelligenza emotiva: il punto da cui ogni cambiamento autentico può cominciare.
….di riconoscere le emozioni degli altri
Riconoscere le emozioni sul volto degli altri e attribuire loro il nome giusto è una delle competenze più sofisticate dell’intelligenza emotiva. Il volto umano rimane il teatro privilegiato in cui le emozioni si affacciano per prime, spesso prima che la persona abbia il tempo di controllarle o dissimularle.
Le micro-espressioni, quei movimenti impercettibili e rapidissimi dei muscoli facciali, diventano così vere e proprie finestre aperte sul mondo interno dell’altro.
Saperle leggere significa muoversi con una mappa affidabile dentro la complessità emotiva altrui, aprendo nuove possibilità di comprensione, connessione e autentica empatia.
Intelligenza interpersonale
Il primo beneficio riguarda la qualità dei nostri legami.
Quando riusciamo a riconoscere la paura nascosta dietro un sorriso teso, la tristezza che affiora in uno sguardo sfuggente o la rabbia trattenuta in un volto irrigidito, superiamo la superficie e ci avviciniamo alla verità emotiva dell’altro.
Il che ci permette di scegliere le parole giuste, modulare il tono, avvicinarci o fare un passo indietro, creando le condizioni perché l’altro si senta visto, accolto, riconosciuto.
È qui che la relazione smette di essere un semplice scambio formale e diventa uno spazio di fiducia e di autentica reciprocità.
Nella vita professionale
Nella vita sociale e professionale, questa competenza si trasforma in un vantaggio concreto.
Nella leadership, nella negoziazione, nel lavoro di squadra, la lettura dei segnali emotivi non verbali permette di individuare tensioni latenti, entusiasmi non dichiarati o segnali precoci di stress che il linguaggio verbale ancora non esprime.
Un leader capace di osservare e interpretare il volto dei collaboratori riconosce il momento in cui sostenere, alleggerire, cambiare direzione o ricalibrare gli obiettivi.
Allo stesso modo, nei contesti clinici, educativi e di aiuto, questa sensibilità diventa un canale prezioso per costruire fiducia e facilitare processi di apprendimento, cura e cambiamento.
Più empatia, meno conflitti
Sul piano personale, la capacità di leggere le emozioni altrui riduce drasticamente i fraintendimenti e aumenta l’empatia.
Molti conflitti non nascono dai fatti ma dall’incapacità di comprendere ciò che l’altro prova.
Dare voce alle emozioni percepite dell’altro, con rispetto, con delicatezza, senza invadenza, significa offrirgli uno specchio che restituisce consapevolezza.
È un gesto che alleggerisce il carico emotivo, apre la strada al chiarimento e rende più semplice ricostruire ciò che si era incrinato.
Riconoscere e nominare le emozioni sul volto dell’altro è uno degli strumenti più potenti per migliorare la comunicazione, crescere come persone e costruire relazioni capaci di resistere nel tempo.
L’utilità di leggere il volto
Il corso, oltre a fornire indicazioni sulla lettura della microespressioni del volto secondo il FACS, delinea i criteri di un metodo di osservazione per
- analizzare il viso, suddividendolo per aree espressive;
- conoscere le origini e i fattori che attivano le diverse emozioni;
- comprendere la personalità che si cela dietro alla mimica facciale;
- immaginare la storia emotiva di chi ha in una data emozione lo stato d’animo prevalente;
- anticiparne le intenzioni, smascherare bugie e incongruenze.
Competenze utilissime, tra l’altro, in ambito:
- educativo e scolastico (perché migliora la qualità della relazione dicente-discente e accresce il livello degli apprendimenti);
- nella formazione e nell’istruzione (che coinvolgono gli insegnanti, gli educatori, i pedagogisti, gli studenti e i formatori degli adulti)
- giuridico, investigativo e della sicurezza (perché aiuta a smascherare gli autori di reati);
- aziendale (in relazione, ad esempio, alla selezione, alla valutazione, alla gestione del personale e allo sviluppo delle risorse umane, dalla formazione al coaching).
- Ma anche nelle relazioni interpersonali (accresce la capacità di comprensione reciproca e l’empatia);
- nella formazione e nell’istruzione (che coinvolgono gli insegnanti, gli educatori, i pedagogisti, gli studenti e i formatori degli adulti);
- nella mediazione, nel coaching e nel counseling, che si praticano nelle strutture sanitarie (per il sostegno alla persona, per promuoverne atteggiamenti attivi e capacità inespresse)
- nel settore sociosanitario (in relazione alla comprensione da parte del paziente delle indicazioni del medico e alla comprensione da parte del medico del dolore degli ammalati, alle attività di diagnosi e terapia in psicologia e psicoterapia);
- nel settore delle vendite e degli acquisti, delle relazioni negli ambienti di lavoro con i colleghi, con i leader e con i clienti.
Il metodo
Il Facial Action Coding System (FACS)
Il corso si fonda sul Facial Action Coding System elaborato da Paul Ekman con Friesen e Hager, il sistema che ha individuato oltre diecimila combinazioni muscolari che rivelano la personalità che produce l’emozione, la storia che la genera e il modo di essere che la modula, e analizza l’espressione mimica delle sei emozioni universali: gioia, rabbia, paura, tristezza, sorpresa e disgusto.
Attraverso le Action Unit (AU) tipiche di ogni emozione analizzata, è possibile inferire (o immaginare) la personalità e la storia emotiva delle persone ed entrare in risonanza empatica con esse:
- riconoscere, ad esempio, la tristezza dalle sopracciglia sollevate permette di comprendere la fragilità;
- identificare un sorriso forzato aiuta a comprendere la sincerità degli interlocutori, ovvero il suo opposto;
- cogliere la rabbia da una microespressione permette di regolare parole e comportamenti per prevenire un conflitto;
- leggere la paura negli occhi spalancati fa percepire i traumi che hanno plasmato il modo di stare al mondo.
Il valore straordinario di saper gestire le emozioni
La capacità di riconoscere le emozioni non serve solo a capire meglio se stessi e gli altri: è uno strumento indispensabile per gestire in modo efficace le proprie emozioni e aiutare gli altri nella gestione efficace delle loro emozioni.
Rende più consapevoli di ciò che si prova
Prima di saper regolare un’emozione, bisogna riconoscerla. E spesso le emozioni affiorano sul volto prima ancora che una persona possa nominarle dentro di sé. Imparare a leggere le microespressioni negli altri rende automaticamente più attenti anche ai segnali del nostro stesso volto e fornisce indicazioni utili sullo stato d’animo che proviamo e sulla qualità nei nostri pensieri: l’irrigidimento della mandibola, il corrugamento della fronte, il rapido sollevarsi di sopracciglia e palpebre sono indicatori immediati che svelano cosa sta accadendo dentro di noi, ancor prima che il pensiero razionale intervenga.
Questa consapevolezza anticipata è la base della gestione emotiva.
Permette di intervenire prima che l’emozione prenda il sopravvento
Le microespressioni durano meno di un secondo.
Riconoscerle rende consapevoli in tempo reale del cambiamento emotivo. È come vedere l’onda arrivare prima che travolga.
Riconoscere il micro-segno della rabbia, della paura o della tristezza mentre sta emergendo informa la persona autoconsapevole che è il momento giusto per fare un respiro, regolare il tono, cambiare prospettiva, mettere una distanza mentale rispetto a quel vissuto, scegliere una risposta più utile.
Insegna a distinguere la reazione automatica dalla risposta consapevole
Le emozioni generano impulsi e gli impulsi generano pensieri e comportamenti.
Le microespressioni sono il punto di passaggio.
Vederle significa cogliere il momento esatto in cui l’impulso nasce.
Ed è lì che diventa possibile sostituire l’automatismo con una scelta.
Questa è la vera regolazione emotiva: non reprimere, non “tenersi tutto dentro” ma scegliere il comportamento più funzionale all’obiettivo e alla relazione.
Migliora l’empatia e la capacità di gestire i conflitti
Saper leggere le emozioni altrui con più precisione permette di modulare meglio anche le nostre.
Perché la persona smette di reagire a ciò che crede che l’altro provi e inizia a reagire a ciò che realmente sta provando.
Questo riduce fraintendimenti, escalation emotive, risposte difensive, rigidità comunicative e aumenta capacità di ascolto, calma interiore, presenza e lucidità.
In altre parole, leggere meglio l’altro insegna a regolare meglio se stessi.
Emozioni e pensieri negativi
Gestire le emozioni aiuta a correggere i pensieri nocivi
- perché riduce l’intensità emotiva che distorce il pensiero;
- perché crea lo spazio mentale necessario per valutare la qualità del pensiero;
- perché interrompe i cicli automatici che alimentano le credenze negative;
- perché permette alla mente razionale di tornare operativa;
- perché previene la creazione di nuove distorsioni cognitive.
La gestione delle emozioni e la correzione dei pensieri disfunzionali intimamente legate: una buona regolazione emotiva è la condizione necessaria per poter pensare meglio.
Ecco i passaggi chiave, detti in modo chiaro e psicologicamente fondato.
Le emozioni influenzano direttamente la qualità dei pensieri
Quando un’emozione è intensa (rabbia, paura, vergogna, ansia) il sistema cognitivo si restringe.
La mente cerca scorciatoie. Produce pensieri veloci, assolutistici, spesso distorti:
- “Non ce la farò mai!”
- “Ce l’hanno tutti con me!”
- “Sono un fallimento!”
- “È tutta colpa mia!”
In quello stato, il pensiero non può essere oggettivo: viene colorato dall’emozione che lo genera.
Regolare l’emozione significa, quindi, riaprire lo spazio mentale necessario per pensare in modo più chiaro.
Se calmi l’emozione, puoi osservare il pensiero senza identificarlo con te stesso
Quando proviamo un’emozione forte, il pensiero che si attiva sembra vero, assoluto, inequivocabile.
Non è un pensiero: è la realtà.
Ma se l’emozione si attenua, grazie a consapevolezza, respiro, distanza, nominazione, accade una cosa fondamentale: il pensiero torna a essere un contenuto della mente, non una verità.
Ed è lì che diventa possibile chiedersi:
“Questo pensiero mi è utile?”
“È fondato sui fatti o sulle mie paure?”
“Ci sono altre interpretazioni più realistiche o più sane?”
Senza gestione emotiva, questa analisi è impossibile.
Regolare l’emozione permette di bloccare il ciclo “pensiero-emozione-comportamento”
Ogni pensiero genera un’emozione.
Ogni emozione genera un impulso.
Ogni impulso genera un comportamento.
Quando gestiamo l’emozione, interrompiamo la catena automatica che alimenta i pensieri nocivi.
Esempio:
- Pensiero: “Ho fallito, non valgo nulla!”
- Emozione: vergogna.
- Impulso: evitare, ritirarsi, non provarci più.
- Comportamento: rinuncia.
- Risultato: conferma della credenza “non valgo”.
Se intervengo sulla vergogna, posso cambiare tutto il ciclo.
La gestione emotiva potenzia la ristrutturazione cognitiva
La psicologia ci insegna che è quasi impossibile correggere un pensiero mentre siamo travolti dall’emozione che lo ha generato.
La ristrutturazione cognitiva funziona davvero solo quando:
- la curva emotiva si abbassa,
- il sistema nervoso si calma,
- torna la capacità di analisi,
- si attiva la corteccia prefrontale (la parte del cervello che ragiona).
Per pensare meglio, occorre sapere come regolare l’emozione.
Una buona gestione emotiva previene la formazione di nuovi pensieri disfunzionali
Le emozioni intense, se non gestite, portano la mente a creare narrazioni rigide e generalizzate:
- “Sono sempre così!”
- “Va sempre a finire male!”
- “Non cambierà mai nulla!”
Chi possiede competenze emotive solide sa come non costruire interpretazioni catastrofiche basate su stati emotivi momentanei.
Le emozioni si muovono ma non diventano più la lente fissa con cui guardare la vita.
Direttore del corso e speaker
Stefano Centonze
Chi è Stefano Centonze
Stefano Centonze è Psicologo Clinico e della Riabilitazione, Formatore ed ha conseguito un Master in Tecniche di analisi della persona. Formatore nei contesti aziendali, scolastici, sociali e sportivi, Docente universitario a contratto, Editore, Autore, Ideatore del Metodo Autobiografico Creativo per l’intelligenza emotiva e l’evoluzione personale, Fondatore e Direttore di Artedo Network, rete italiana tra Scuole di Arti Terapie, e della Scuola di Leadership e Intelligenza Emotiva.
Il suo approccio integra rigore scientifico, dimensione esperienziale e visione.
Con le Edizioni Circolo Virtuoso ha pubblicato, tra gli altri,
- L’intelligenza Emotiva. Perché è così importante, come può essere allenata, dove si applica (2023);
- l Metodo Autobiografico Creativo per l’intelligenza emotiva (2025);
- La didattica dell’intelligenza emotiva. Emozioni e apprendimento (2025);
- Comunicare con intelligenza emotiva (2025).
Struttura del corso
Offerta formativa e competenze in uscita
Monte ore: 40 ore di formazione accreditata MIM
📦 eBook: “L’espressione mimica delle emozioni”
Trascrizione del videocorso per fissare gli apprendimenti (con materiale fotografico integrato)
✅ Parte I – Videocorso in cinque moduli “Riconoscere e comprendere le emozioni”
- Modulo 1: Intelligenza emotiva e alfabetizzazione emotiva;
- Modulo 2: Il FACS (Facial Action Coding System);
- Modulo 3: L’espressione mimica delle emozioni universali e culturali (31 emozioni). Origini e tratti di personalità;
- Modulo 4: I vantaggi di riconoscere le proprie e le altrui emozioni. Campi applicativi;
- Modulo 5: Esercitazioni (ebook per il training individuale e video).
✅ Parte II – Videocorso “Gestire le emozioni e i pensieri nocivi”
Gestire paura, rabbia, tristezza e dolore e i pensieri associati. Protocolli per la gestione delle emozioni e dei pensieri negativi + ebook “Il dialogo con l’ombra”.
📦 BONUS: Libro cartaceo “L’intelligenza emotiva. Perché è così importante, come può essere allenata, dove si applica”, di Stefano Centonze, Raffaela D’Alterio, Diego Centonze, a cura di Stefano Centonze, Edizioni Circolo Virtuso, 2023.
INVESTIMENTO
Valore reale del corso
€ 690,00
In offerta
€ 390,00
Programma del Corso
| Intelligenza emotiva | |||
| Perchè studiare intelligenza emotiva | 00:19:00 | ||
| Intelligenze multiple e intelligenza emotiva | 00:13:00 | ||
| Intelligenza emotiva ed empatia | 00:19:00 | ||
| Filtri emotivi e gabbie | 00:16:00 | ||
| Metacomunicazione e gestione del conflitto | 00:15:00 | ||
| Comunicazione e intelligenza emotiva | 00:19:00 | ||
| Intelligenza emotiva come abilità innata o appresa | 00:08:00 | ||
| Decisioni ed emozioni | 00:18:00 | ||
| Alfabetizzazione emotiva come fuga dal conflitto | 00:15:00 | ||
| Intelligenza emotiva e competenze correlate | 00:20:00 | ||
| Il FACS | |||
| FACS e interpretazione delle espressioni mimiche del volto | 00:11:00 | ||
| Origini dello studio delle espressioni mimiche del volto | 00:21:00 | ||
| Caratteristiche delle emozioni di base Parte 1 | 00:07:00 | ||
| Caratteristiche delle emozioni di base Parte 2 | 00:18:00 | ||
| Espressione mimica delle emozioni | |||
| Il disgusto | 00:24:00 | ||
| La rabbia | 00:25:00 | ||
| La paura | 00:15:00 | ||
| La tristezza | 00:14:00 | ||
| La gioia | 00:11:00 | ||
| La sorpresa | 00:10:00 | ||
| Il disprezzo | 00:10:00 | ||
| La vergogna | 00:14:00 | ||
| La colpa | 00:12:00 | ||
| Lo spavento | 00:14:00 | ||
| L’interesse | 00:09:00 | ||
| Il dolore | 00:11:00 | ||
| La malinconia | 00:08:00 | ||
| La timidezza | 00:10:00 | ||
| La mudita | 00:13:00 | ||
| L’iktsuarpok | 00:12:00 | ||
| Il kaukokaipuu | 00:08:00 | ||
| La verguenza ajena | 00:09:00 | ||
| L’ilinx | 00:09:00 | ||
| L’ijirashii | 00:13:00 | ||
| L’hwyl | 00:12:00 | ||
| La schadenfreude | 00:12:00 | ||
| Il torschlusspanik | 00:09:00 | ||
| Il man | 00:10:00 | ||
| L’hiraeth | 00:09:00 | ||
| Il liget | 00:08:00 | ||
| Il litost | 00:07:00 | ||
| Il malu | 00:05:00 | ||
| L’awumbuk | 00:06:00 | ||
| L’amae | 00:12:00 | ||
| L’appel du vide | 00:10:00 | ||
| Vantaggi e metodo | |||
| Il vantaggio di riconoscere le proprie emozioni | 00:11:00 | ||
| Il vantaggio di riconoscere le altrui emozioni | 00:18:00 | ||
| La condizione di benessere | 00:16:00 | ||
| Il confine | 00:23:00 | ||
| Arte per esprimere e compredre le emozioni | 00:06:00 | ||
| Ebook | |||
| Ebook – Espressione mimica delle emozioni | 00:00:00 | ||
| Gestire i pensieri e le emozioni nocive | |||
| Presentazione “Intelligenza emotiva per la gestione delle emozioni nocive” | FREE | 00:11:00 | |
| Pensieri e paure | 00:40:00 | ||
| Il tremendismo | 00:11:00 | ||
| Il processo di evoluzione personale | 00:20:00 | ||
| Ombre minacciose | 00:27:00 | ||
| Gestire la paura | 00:21:00 | ||
| Paure e autoimmagine | 00:23:00 | ||
| Gestire le preoccupazioni | 00:27:00 | ||
| Presenza mentale e pensieri caotici | 00:18:00 | ||
| Gestire il dolore | 00:25:00 | ||
| Gestire la rabbia | 00:11:00 | ||
| Ebook | |||
| Il dialogo con l’ombra – Ebook | 00:00:00 | ||
| Prova conclusiva | |||
| Prova conclusiva | 00:00:00 | ||
Recensioni del corso
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