
Fig. 17
Emozione della gioia e action unit (o microespressioni tipiche) codificate secondo il FACS. Nell’espressione mimica dell’emozione di gioia, si distinguono due pattern, a seconda che sul volto prevalga il sorriso o il riso, che si esprimono in faccia sorridente e faccia ridente. Il sorriso emozionale, quello autentico, viene definito sorriso Duchenne (chiamato così da Ekman in onore del neurofisiologo francese), poiché impegna i muscoli della bocca e quelli degli occhi e si distingue da quello sociale (o di circostanza) che utilizza solamente i muscoli della bocca (denominato sorriso non Duchenne). Nel manuale del FACS (pubblicato nel 1978 da Ekman e Friesen), gli autori sottolineano, infatti, come la contrazione intensa del muscolo zigomatico comporti, come conseguenza, la forte contrazione degli orbiculari degli occhi, dato che il sorriso sentito è proprio associato a questi muscoli. Secondo Ekman, i sorrisi emozionali sono involontari e sono associati all’esperienza soggettiva di felicità e cambiamenti fisiologici. I sorrisi non emozionali (non Duchenne) sono, al contrario, volontari e non sono associati con sentimenti di felicità o di cambiamenti fisiologici. La differenza fra sorriso emozionale e non emozionale è, in definitiva, basata sul movimento che il muscolo orbicolare dell’occhio compie in concomitanza con il muscolo zigomatico che tira verso l’alto obliquamente gli angoli delle labbra. Nella gioia accompagnata da sorriso Duchenne, la fronte è generalmente distesa, senza rughe. Compaiono rughe, viceversa, sotto gli occhi e ai loro angoli esterni, accompagnate a tensione e sollevamento della palpebra inferiore. Le guance si sollevano e si gonfiano, concorrendo all’increspamento della pelle intorno agli occhi. Lo sguardo è brillante, luminoso e vivace. La risata può accompagnarsi alle lacrime di gioia. Il naso sembra ritrarsi e arricciarsi, con conseguente comparsa di rughe sul dorso. Il solco naso-labiale è accentuato. Gli angoli della bocca sono retratti e sollevati.
