libro-fig19 - Scuola di Intelligenza Emotiva

Fig. 19

La scoperta della plasticità sinaptica ha permesso di comprendere ancora meglio come il cervello sia in continua trasformazione per effetto delle esperienze che ciascun individuo vive. La cosiddetta plasticità dipendente dall’esperienza amplia enormemente le possibili risposte dell’individuo al suo ambiente, riuscendo di fatto a superare il rigido determinismo verso cui i geni lo indirizzerebbero. Gli eventi rilevanti che accadono nel corso della vita di ogni essere umano inducono un rimodellamento funzionale e morfologico dei circuiti cerebrali, causando cambiamenti significativi nel comportamento. Tale nuova prospettiva ha origine dalle recenti conoscenze provenienti dalle neuroscienze di base così come dalla ricerca clinica e può essere sintetizzata nei seguenti termini: i processi mentali sono espressione dell’attività cerebrale e i fattori ambientali influenzano il funzionamento del cervello, modificando la struttura delle sinapsi che dà origine alla connettività neuronale. In questo modo, i cambiamenti sinaptici indotti da esperienze negative possono dare origine a eventi psichici e comportamentali, compresi i sintomi, ingaggiando nel cervello quei meccanismi alla base dei processi di apprendimento dipendenti dall’esperienza (Kandel, 1999; LeDoux, 2001). La scoperta dell’abilità del cervello di apprendere per associazione deriva dal lavoro pionieristico di Ivan Pavlov (1927) e rappresenta un processo critico attraverso il quale le esperienze modellano la personalità (LeDoux, 2001). Il potenziamento a lungo termine (long-term potentiation, LTP), descritto come la base sinaptica dei processi di apprendimento e della memoria (Bliss and Collingridge, 1993; Martin et al., 2000; Kandel et al., 2001), dipende principalmente dalla capacità dei neuroni di subire modifiche funzionali a lungo termine a livello delle sinapsi esistenti per effetto dell’esperienza. Il LTP è la forma più studiata di plasticità sinaptica che consiste nel rafforzamento duraturo della efficienza sinaptica ed è associato al rimaneggiamento strutturale di specifiche sinapsi. Esso può essere, infatti, responsabile della formazione e del consolidamento di memorie implicite disfunzionali legate a una lunga serie di disturbi mentali (ansia, compulsioni, fobie, dipendenze), come è dimostrato dalla letteratura specializzata (Kandel, 1999; Centonze D. et al., 2005a). Le modificazioni a lungo termine della trasmissione sinaptica sono attualmente considerate il meccanismo più plausibile alla base della formazione di tracce di memoria collegate, ad esempio, ad ansia, panico e fobie. Ansia, disturbi di panico e fobie sono, infatti, considerati reazioni difensive secondarie incontrollate e ripetitive, dovute ad anomali condizionamenti legati alla paura. Cioè, forme di apprendimento associativo implicito, codificato come LTP nell’amigdala laterale, in cui gli stimoli emotivi acquisiscono la capacità di suscitare risposte difensive inconsapevoli dopo l’associazione con un evento avversivo (Rogan et al., 1997; Bauer et al., 2001; Maren, 2001; Saraceno et al., 2012). Studi recenti indicano che anche altre condizioni psicopatologiche dipendono da meccanismi neurobiologici coinvolti nella formazione delle memorie associative inconsapevoli. Anche ossessioni, compulsioni, evitamento e dipendenze, al pari dei disturbi d’ansia, degli attacchi di panico e delle fobie, hanno contenuto plausibile e motivazioni persino ordinarie ma possono diventare pervasivi, inaccessibili ai segnali di arresto volontario e particolarmente refrattari ai processi di svalutazione, anche quando sono francamente indesiderati o dannosi (Centonze D. et al., 2005a, 2005b). Cioè, gli individui restano intrappolati in comportamenti ripetitivi, autodistruttivi e disfunzionali. A causa di connessioni sinaptiche patologicamente rafforzate, i pazienti fobici percepiscono il pericolo in situazioni che non sono pericolose, i pazienti ossessivi ripetono gesti finalizzati in situazioni che non li richiedono e gli individui dipendenti assumono droghe nonostante gli sforzi di astenersi (Centonze et al., 2004a, 2005a, 2005b). Secondo le attuali ricerche in neuroscienze, in tutti questi casi, si tratta di patologie della memoria implicita derivante dall’esperienza. Ricavare informazioni dalle esperienze passate, dunque, dalla memoria autobiografica del soggetto, è essenziale per rafforzare i comportamenti omeostatici e per evitare eventi avversi. Alcune forme di apprendimento implicito, come la pratica autobiografica creativa basata sulle tecniche artistiche e narrative, consentono di perfezionare le risposte adattive con un apporto volontario minimo o assente. Studi recenti evidenziano, infatti, che diversi sintomi mentali derivano da meccanismi neurobiologici alla base della memoria associativa inconscia (Laricchiuta et al., 2012; Mandolesi et al., 2017), in quanto la sintomatologia tipica deriva dalla cooptazione di meccanismi neurali normalmente coinvolti nella formazione e nel consolidamento di varie forme di memorie adattative implicite disfunzionali.

Allo stesso tempo, la plasticità sinaptica, usurpata patologicamente in corso di molteplici disturbi emozionali e comportamentali, potrebbe anche rappresentare la base fisiologica per il recupero clinico dopo un danno cerebrale, così come evidenziato recentemente da un gran numero di pubblicazioni scientifiche. In tali lavori, infatti, il grado di risposta benefica al trattamento riabilitativo in pazienti con lesioni del cervello correlava significativamente con il grado di plasticità che il trattamento riusciva a indurre (Centonze D. et al., 2007a; Di Lazzaro et al., 2010; Mori et al., 2014a). In altre parole, esattamente come comportamenti disfunzionali, intenzionali o inconsapevoli, modificano in negativo le interconnessioni neurali, potenziandole ed esasperandole, esercizio e attività virtuose, come la pratica creativa, agiscono nella direzione opposta, rimaneggiando in positivo le connessioni che necessitano di correzioni. Una prova scientifica a sostegno della fondatezza della crescita personale e delle pratiche che la promuovono. (Nella foto: momenti di attività formative laboratoriali sul Metodo Autobiografico Creativo per l’intelligenza emotiva e la crescita personale condotte da Stefano Centonze).

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