Epigenetica

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La Biologia, come scienza che non si ferma ai suoi postulati, si trova sull’orlo di un ineluttabile cambiamento. Tutta una serie di nuove forze si pone come concausa di cambiamento, sostanziandosi in una nuova parola: epigenetica. In tanti anni di pratica clinica, quello che si è visto, sperimentato e compreso, è che in realtà, nelle vicende della salute e della malattia, quello che noi chiamiamo umanità, quindi le emozioni, le relazioni, la nostra biografia, ha un peso, forse, molto, molto più grande di quello che pensiamo.

Un nuovo campo

Al centro di questo nuovo campo c’è l’idea semplice ma controversa che i geni abbiano una “memoria” e che la vita dei nostri nonni, l’aria che hanno respirato, il cibo che hanno mangiato, persino le cose che hanno visto, possono influenzarci direttamente, decenni dopo, nonostante non abbiamo mai direttamente sperimentato questi scorci di vissuto. Ciò che poi facciamo nella nostra vita potrebbe a sua volta influenzare anche i nostri nipoti. L’opinione convenzionalmente accettata ci racconta che il DNA (Acido Desossidoribonucleico) trasporta tutte le nostre informazioni ereditabili e che nulla di ciò che un individuo fa durante la sua vita sarà trasmesso biologicamente ai propri figli. Per molti scienziati, l’epigenetica sembra essere un’eresia, mettendo in discussione la visione comunemente concordata sulla costituzione e lentissima evoluzione del DNA.

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Emozioni come interrutori genici

L’epigenetica aggiunge una nuova conoscenza riguardo l’espressione genica. Propone un sistema di controllo ad “interruttori” che attiva o disattiva i geni e suggerisce che le cose che le persone sperimentano, come l’alimentazione, le emozioni e sinanche le credenze, quindi i pensieri, possono controllare questi interruttori e causare effetti ereditabili, sia nel bene che nel male. Questo ci fa pensare che è potenzialmente possibile comunicare con il nostro DNA e che lo strumento più potente che abbiamo a disposizione non è richiuso in provette o alambicchi posti sopra un becco bunsen ma è ciò che di più umano possediamo: le emozioni, le relazioni, il sentire, il tocco, lo sguardo, il sorriso, il suono delle parole

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Dna come software riscrivibile

Stiamo passando da un paradigma nel quale pensavamo al DNA come a un programma statico, rigido, che determina, costruisce il nostro organismo all’idea di un DNA che invece è un software che ci viene trasmesso dai nostri genitori e dalle generazioni precedenti, come un potenziale. Un potenziale che può essere completamente modificato, nella sua espressione, dalle informazioni dell’ambiente.

L’ambiente che ci cambia

Una pietra miliare di questa nuova conoscenza può essere posta nel non lontano 1997, quando Richard Campbell Strohman, biologo cellulare docente dell’Università di Berkeley, pubblicò su Nature Bio Technology un articolo in cui affermava che: “abbiamo creduto che l’informazione andasse dal DNA al RNA e alle proteine, e non abbiamo considerato che andava anche nell’altro senso, dall’esterno verso l’interno, cioè dall’ambiente verso l’interno. E che cos’è l’ambiente?”. L’ambiente è l’aria che respiriamo, il cibo che ingeriamo, è la socialità in cui ci caliamo, figlia di emozioni e regole inespresse legate alla cultura e alle conoscenze ed esperienze transgenerazionali, quelle del piacere, del dolore, della colpa e dell’amore, che diventano le nuove variabili dell’espressione genica che agiscono su quello che ora si chiama connettoma, che è l’insieme delle reti neurali, delle relazioni all’interno del nostro cervello e del sistema nervoso, che ci definiscono identitariamente.

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Connettoma

L’Epigentica trova un ulteriore espansione e comprensione estendendo questo connettoma dalla solitudine di un singolo essere a quello della comunità, di un insieme di esseri, come l’intera collettività umana, di generazione in generazione grazie al fenomeno di risonanza morfica evidenziato dal Biologo Molecolare Inglese Rupert Shaldrake che ha postulato le interconnessioni di campo informato tra gli organismi e di memorie collettive all’interno delle specie e tra le specie. Tutto questo può apparire oscuro per i non addetti ai lavori, ma semplificando è chiaro che tutto l’esistente è interconnesso, e il presente è necessariamente figlio diretto del passato, e che un’azione del presente traccia le linee del futuro tra tutto ciò che vive in maniera reticolare. Ogni effetto ha così più cause, spesso individuabili, e possibilmente gestibili, nel bene (la salute) come nel male (la malattia).

Questa conoscenza apre nuovi sentieri verso una migliore salute che non sia più solo mentale, fisica, emozionale e ambientale, ma ecologica in una più chiara e ineluttabile rete interdipendente evolutiva tra gli esseri umani e tutte le specie viventi.

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