Naso lungo e gambe corte

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Nella fiaba che vi presento, dal titolo «Naso lungo e gambe corte», scritta nel corso di un laboratorio di evoluzione personale con le tecniche artistiche e narrative del Metodo Autobiografico Creativo, l’autrice, Fabiola Veca, ci mostra come il credere fortemente in se stessi e nelle proprie potenzialità, senza farsi troppo condizionare dalle aspettative e dal giudizio altrui, sia una condizione imprescindibile per trovare la propria strada più autentica nella vita.

NASO LUNGO E GAMBE CORTE

Fanfaluca era una piccola città lontana dal caos in cui viveva la serenità. Una mattina d’estate tutto procedeva senza problemi e ogni cosa stava al suo posto. I nasi, tra gli occhi, lunghi più che mai. Ciò che era sotto al naso continuava a non vedersi e neanche ciò che stava davanti, il naso. Le gambe erano corte e i passi non rischiavano mai di superarle . Insomma, tutto scorreva tranquillamente quando d’improvviso si sentì un urlo provenire dalla casa dei Bauzia. Orrore e sgomento attorno alla culla della piccola nata. Ogni bambino di Fanfaluca doveva essere portato dal sindaco per la registrazione. Ma come avrebbe potuto il signor Bauzia portare la piccola Fabula a farsi misurare il naso? Si sa che di coraggio ce n’era poco. E di sicuro un metro non sarebbe servito per quel nasino così piccolo.

Tecnico del Metodo Autobiografico Creativo - Coach in Intelligenza Emotiva per l'Empowerment

E poi le gambe. Ah, che gambe! Due grissini lunghi lunghi che magari fossero stati davvero due grissini. Un morso mamma e uno papà e il guaio? Scomparso. La bimba cresceva e di naso lungo e gambe corte manco a parlarne. Deluse le aspettative di tutti, cresceva però in lei il rammarico di non aver fatto abbastanza. Avrebbe voluto essere come suo padre. Lui sì che era bravo in fatto di bugie. Ci provò ma ogni tentativo era vano. Con Fabula ogni cosa nascosta non era più nascosta. Tentò di mettere un cono gelato sul naso, ma neanche quello, come le bugie che raccontava, stava su. Tentò di camminare in ginocchio, ma neanche così era alla stessa altezza Le verità di Fabula facevano male e rendevano tutti più silenziosi quando si decise, e non ci fu altra scelta, di bandirla dalla città. Ma che importa, pensava Fabula! Forse finalmente avrebbe smesso di provare a somigliare a qualcosa di lontano da lei. Avrebbe forse trovato il suo posto? Tra vetro trasparente, acqua limpida e strade decise. Magari! Ma da quel momento in poi, mentre Fanfaluca diventava sempre più piccola alle sue spalle, avrebbe impiegato tempo e fatica per farsi apprezzare per la sua genuinità e espressività. Adesso, camminava sicura.

 

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