Diversamente uguali – ugualmente diversi

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Nel mondo degli opposti, magistralmente rappresentato nella fiaba che vi presento, dal titolo «Diversamente uguali – ugualmente diversi», scritta nel corso di un laboratorio di crescita personale con le tecniche artistiche e narrative del Metodo Autobiografico Creativo, l’autrice, Sara Perna, racconta con forza la paradossale uguaglianza che spesso si può riscontrare in tanta apparente diversità. Al contempo, Sara descrive le sostanziali e molteplici differenze che, invece, inevitabilmente si celano lì dove uno sguardo superficiale, incapace di “vedere oltre”, sarebbe in grado di cogliere, con fatica, solo caratteristiche e peculiarità identiche e sempre uguali a se stesse.

DIVERSAMENTE UGUALI – UGUALMENTE DIVERSI

C’era una volta, e forse c’è ancora, un mondo lontano lontano.

Sempre nella nostra galassia, ma nell’altro lato rispetto a dove vive il nostro. Ed esattamente l’opposto, all’opposto di tutto: il su era il giù e il giù era il su, il di qua era di là e il di là era di qua. L’acqua era solida e le pietre liquide. Il bianco era nero e il nero… era colorato!

Sì, proprio così! Il nero, o meglio quello che per noi dovrebbe essere nero, era colorato. È per questo che lì le persone erano le ombre, e le ombre erano persone.

È complicato da capire, ma meno da immaginare. Provate a mettervi a testa in giù e pensare che il cielo sia il pavimento e la terra il tetto del mondo…

Lì era così. Si vedevano questi omini neri camminare schiacciati sul “tetto” e le loro ombre colorate e definite, con tanto di occhi, naso e bocca, scendere giù verso il cielo.

Sessione di Art Coaching

Come in ogni mondo al contrario, lì era la notte che si viveva e si stava svegli, mentre di giorno si dormiva.

Era molto più facile così, nessuno sapeva com’eri, perché di notte, tutti neri, tutti uguali, senz’“ombra”, le differenze rimanevano celate nel silenzio del giorno.

Tutti si vergognavano a farsi vedere com’erano realmente, si vergognavano e proprio non volevano mostrarsi diversi da chi incontravano.

Gli unici che potevi intravedere erano coloro che al mattino presto si facevano una passeggiata dopo una lunga notte di lavoro, e nessuno, ma proprio nessuno usciva alla luce del sole durante il giorno.

Nel frattempo, nel nostro mondo, due fratelli gemelli, che si chiamavano Cesare e Luigi, erano stanchi, ma proprio stanchi di essere sempre scambiati l’uno per l’altro, stanchi di essere identici, avevano persino cominciato a litigare tra di loro per questo motivo qui. Loro che erano sempre stati così uniti, ora si trovavano ai ferri corti.

Cesare e Luigi erano, ma ne erano all’oscuro, un po’ magici, e ogni volta che dicevano un “chissà che…” contemporaneamente, succedeva qualcosa.

Una sera andarono a letto litigando a più non posso, come sempre in quel periodo:

«Tu sei uguale a me! Devi cambiare!»

«No, sei tu che sei nato per secondo, sei tu che mi hai copiato, quindi cambia tu!»

«Bambini!» urlò la mamma dall’altra stanza «finitela di litigare!».

I due gemelli si infilarono sotto le coperte e nello stesso momento pronunciarono una frase che cambiò per sempre le loro vite, ma loro ancora non lo sapevano:

«Voglio essere diverso da te!».

Fu così che caddero in un sonno profondo risvegliandosi il mattino seguente nel mondo degli opposti… e chiaramente lì non era mattina, ma sera.

Si ritrovarono catapultati in una notte strana. Non era buio, ma era tutta colorata di mille colori e le uniche cose che si vedevano muovere erano tante figure nere, come ombre. E già, erano proprio ombre, che andavano a destra e a manca, chi con la valigetta, chi con zaini e chi con grosse buste della spesa. C’era chi passeggiava, chi camminava di fretta e chi addirittura correva.

Tecnico del Metodo Autobiografico Creativo - Coach in Intelligenza Emotiva per l'Empowerment

Stettero un po’ lì a guardarsi intorno increduli finché passò un’ombra bambina che li vide, li guardò ed esclamò:

«Avete per caso visto la mia palla?»

Cesare e Luigi fecero cenno di no.

«Mi aiutate a cercarla? Io mi chiamo Alice e voi?»

I ragazzi si presentarono e si resero disponibili nella ricerca di questa palla. Per tutto il giorno cercarono la palla di Alice e più passava il tempo più si rendevano conto che la loro nuova amica non aveva mai sbagliato i loro nomi, non li aveva mai scambiati e li aveva sempre riconosciuti.

Arrivò l’alba e il sole cominciò a sorgere.

«Cesare!» urlò Luigi «ho trovato la palla di Alice, andiamo a portargliela!».

Raggiunsero di corsa la bimba che era qualche metro più in là e le fecero vedere il tanto sperato ritrovamento. Ma quando Alice li guardò illuminati dalla debole luce del sole si spaventò e disse:

«ma… ma voi siete ombre!»

Ora, non vi starò qui a riportare il discorso che fecero loro tre, altrimenti rischierei di confondere anche voi, ma vi tranquillizzo dicendovi che nei dieci minuti successivi si chiarirono le cose. Alice mostrò loro la sua ombra e i gemelli poterono finalmente vedere le sue sembianze, mentre lei notò con gran stupore che le sembianze dei due erano identiche, esattamente come la loro figura nera proiettata a terra.

A questo punto Cesare e Luigi le chiesero come aveva fatto a distinguerli senza nessuna difficoltà fino a quel momento, e lei rispose così:

«Facile! Cesare è più spigliato di Luigi che, invece, è più timido. Luigi è un po’ più simpatico. Cesare parla un po’ troppo…».

Continuò a parlare ed elencare differenze per cinque minuti e i gemelli rimasero ad ascoltarla a bocca aperta tutto il tempo e si accorsero di essere, in qualche modo, diversi l’uno dall’altro.

«Ma quindi… non siamo uguali!?» dissero… all’unisono!

Professione Art Coach

Il sole era ormai quasi alto e Alice doveva correre a casa e li salutò. Stava correndo via quando si fermò di colpo, come se all’improvviso si fosse accorta di qualcosa di strano, si voltò, tornò indietro e li guardò meglio da vicino: «non siete più uguali» disse lei «come avete fatto?».

I gemelli si guardarono e Cesare disse al fratello: «da quand’è che hai quel neo al centro della fronte?».

Luigi si toccò la fronte incredulo e guardando Cesare disse: «e tu?! Tu ce l’hai sul sopracciglio!!!».

La confusione era tanta ma quando si voltarono verso Alice, lei non c’era già più e si accorsero che avevano un gran sonno. Tornarono così nell’angolino in cui quella sera si erano svegliati e si accoccolarono uno sopra l’altro. Si addormentarono.

La mattina seguente erano di nuovo nei loro letti e appena aperti gli occhi corsero allo specchio per guardarsi i loro nuovi nei.

Da quel giorno, Cesare e Luigi sapevano bene di essere diversi. E, sebbene i loro nei aiutassero a riconoscerli, c’era ancora chi si confondeva e li scambiava, ma a loro non dava più fastidio essere uguali, anzi, a volte si divertivano a scambiarsi di posto e fare dispetti a chi ancora non riusciva a riconoscerli.

Divennero più uniti di come erano stati in passato e ancora oggi, quando vanno a dormire, sognano la loro amica Alice con la speranza di ritrovarsi in quel mondo degli opposti e passare ancora del tempo con lei che per prima era riuscita a distinguerli.

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