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La dissonanza cognitiva

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La dissonanza cognitiva è un fenomeno estremamente affascinante che riguarda il comportamento umano e il cambiamento delle persone.

Prima di tutto diamo alcune semplici definizioni:

  • dissonante = in disaccordo con qualcosa;
  • cognitiva = ha a che vedere con la conoscenza e con il pensiero.

L’assonanza cognitiva

L’uomo cerca, in modo naturale, l’assonanza (cioè l’essere in accordo con quanto lo circonda o con le persone con cui entra in relazione). Lo comprendiamo facilmente se pensiamo al fatto che tutti noi tendiamo a frequentare le persone che ci piacciono o ci assomigliano e siamo portati a staccarci dalle persone troppo diverse da noi o con le quali abbiamo spesso disaccordi.

Proprio perché cerca l’assonanza, se qualcosa è troppo dissonante da lui (cioè diversa, in disaccordo rispetto a come lui pensa) l’uomo tende ad allontanarsene. Se, per esempio, dovessimo incontrare persone completamente diverse da noi, vestite da hippy, con modi sgarbati, ecc., alla prima occasione cercheremmo di sgattaiolare via…

Il fenomeno affascinante è quando, invece, l’uomo trova vicino a sé qualcosa che è solo leggermente dissonante da lui. Di fronte a questa situazione, egli, in numerose circostanze, tende a ridefinire l’immagine che ha di se stesso per rendersi assonante con la nuova condizione. Lo capiremo meglio con un esempio.

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Il cartellone sulla sicurezza stradale

Negli Stati Uniti un gruppo di ricercatori si è recato presso alcuni proprietari di villette con giardino per chiedere “chi di loro fosse disposto a fare qualcosa per la sicurezza stradale”. A tutti quelli che rispondevano in modo affermativo (la maggior parte) i ricercatori proponevano di piazzare nel loro cortile un grande cartellone piuttosto brutto che dava sulla strada e che diceva “Guida sicuro. Allacciati le cinture”.

La maggior parte dei proprietari di case si sentiva molto dissonante con il cartellone (era troppo grande, rovinava la visuale e il giardino, ecc., ecc.) e quindi rifiutavano.

In un quartiere simile sempre della stessa città, invece, i ricercatori utilizzarono un approccio differente. A tutti quelli che dicevano di essere disposti a fare qualcosa per la sicurezza stradale proponevano di mettere un cartello di dimensioni A4 nel loro giardino che diceva “Guida sicuro. Allacciati le cinture”; la stessa cosa, quindi, ma a un livello meno imponente. La maggior parte delle persone, non sentendosi così dissonante con una tale minima azione, accettava di mettere il cartello A4.

Ma quello che è davvero affascinante è che circa tre mesi dopo i ricercatori si recarono da tutti quelli che avevano messo il cartello A4 nel loro giardino per chiedere loro perché́ l’avessero fatto. Le persone rispondevano che l’avevano fatto perché bisognava farsi carico dei problemi della società̀, essere cittadini modello, ecc, ecc. A tutti quelli che avevano messo il cartello A4 poi proponevano di mettere il cartellone immenso. Oltre il 70% delle persone che aveva messo il cartello A4 accettò di mettere il cartellone immenso!

Perché?

Perché adesso non erano più così dissonanti con il cartellone immenso. Dopo aver messo il cartello A4 avevano cominciato una lenta trasformazione di se stessi che adesso li aveva resi meno dissonanti anche con un cambiamento importante come il cartellone grande.

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La dissonanza cognitiva

Prendendo spunto dalll’esperimento di cui sopra possiamo arrivare ad affermare che probabilmente non è che l’ufficio finanziario della vecchia Parmalat si sia messo a truccare completamente i conti e i bilanci dell’azienda di punto in bianco. Ci è arrivato, invece, per gradi. Partendo probabilmente (è ovvio che siamo nel campo delle ipotesi) dal gonfiare un po’ il magazzino, per poi taroccare un bilancio per le banche, per poi fare un tarocco più grande, e così via…

Un po’ per volta hanno ridefinito se stessi fino ad arrivare a commettere l’impensabile, cose che nemmeno loro si sarebbero mai immaginati di arrivare a fare.

Funziona allo stesso modo per un manager che vicino a sé ha una persona improduttiva. Inizialmente, il fatto di vedere questa persona improduttiva gli causa fastidio e un po’ di disagio (= si sente dissonante). Se non fa niente, un po’ per volta ridefinirà se stesso per rendersi assonante (“Ma sai non è che si può stare addosso a tutti…”. “Io tutto sommato sono uno che vive e lascia vivere…”, ecc., ecc.). Tutte queste giustificazioni lo renderanno sempre meno capace e produttivo ma sicuramente anche meno felice.

La dissonanza cognitiva non funziona solamente al negativo ma anche in positivo. Quando incontriamo qualcuno molto più bravo di noi inizialmente questo ci mette un po’ a disagio, ci causa un po’ di scomfort ma se lo seguiamo o gli permettiamo di fare, un po’ per volta, ridefiniremo noi stessi in modo positivo.

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Funziona in positivo anche quando accettiamo di uscire dalla zona di comfort: quando noi, che siamo disordinati, iniziamo a farci le liste e ad organizzarci, inizialmente ci sentiamo dissonanti, ci sentiamo a disagio ma questo scomfort ci porterà risultati positivi. Non solo, un po’ per volta inizieremo a ridefinire noi stessi in modo positivo fino a scoprirci dei grandi organizzatori.

Esistono procedure che ci possono aiutare ad applicare la dissonanza cognitiva su noi stessi in modo positivo. Queste procedure attraverso un’analisi in retrospettiva del nostro modo di fare e di come abbiamo gestito alcune situazioni sono in grado di renderci consapevoli di cosa avremmo dovuto o potuto fare di diverso aiutandoci a porre in essere cambiamenti positivi nel nostro punto di vista e nei nostri modi di fare.

In sintesi possiamo imparare a usare la dissonanza cognitiva per migliorarci o lasciare che ci influenzi per peggiorarci.

A noi la scelta.

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