La forza delle lacrime

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Nella fiaba che vi presento, dal titolo «La forza delle lacrime», scritta nel corso di un laboratorio di evoluzione personale con le tecniche artistiche e narrative del Metodo Autobiografico Creativo, l’autore, Michele Bonfitto, ci mostra come la diversità, quando viene accolta con sincerità e amore, non fa paura e costituisce una fonte inesauribile di ricchezza per l’intera comunità di appartenenza. Del resto, solo l’amore può vedere oltre le differenze percepite, lì dove, invece, con uno sguardo più superficiale si corre solamente il rischio di ghettizzare, per paura e incomprensione, la diversità, senza riuscire a cogliere l’unicità e l’originalità insite in essa.

LA FORZA DELLE LACRIME

C’era una volta ai confini del Mondo, una tribù di Magicanti, creature molto particolari, con dei poteri non comuni alla restante parte della Terra. Avevano il potere di guardare con l’occhio della mente, conoscevano il potere dell’Empatia e riuscivano a muovere energia con semplici combinazioni corporee, usando principalmente le braccia.
Bel potere no? Tutte accezioni positive, eppure tanto tempo fa furono ghettizzati ai confini del pianeta, poiché incompresi e reputati pericolosi.
In questa tribù c’era Kimi, il membro apparentemente più indifeso, ma magicamente più potente di tutti. Eh sì, funziona proprio così: più sembri docile e buono, più hai dentro una fonte inesauribile di energia, che naturalmente va controllata e usata per il giusto fine.

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Un giorno mentre allenava le sue abilità nella foresta, Kimi sentì dei rumori non comuni provenire dal ruscello, sicuramente non erano i soliti animali che lui conosceva bene vivendoci in perfetta sintonia.
Accovacciato dietro un cespuglio, Kimi vide una ragazza, non appartenente alla sua tribù; era vestita di rosso e i suoi occhi avevano rubato alla Madre Terra un po’ della sua vernice.
Dopo un po’ di titubanza, prese coraggio e uscì dal suo nascondiglio per parlarle: “Non volevo spaventarti, ti sei persa per caso?” le disse, notando il suo timore; lei aveva indietreggiato di due passi.

“Sì… stavo inseguendo un capriolo per accarezzarlo… ed eccomi qua!” rispose la ragazza leggermente imbarazzata.
“Posso farti strada, come ti chiami?” – “Farah” – “Io sono Kimi, sono del villaggio oltre la cascata” – “Sì, ne ho sentito parlare…” disse Farah balbettando, timorosa e offuscata dalle tante voci sui Magicanti. “Non so cosa ti dicono su di noi, ma sappi che non voglio farti del male, ti mostrerò solo la via di casa, poi sparirò… stai tranquilla, fidati di me” – “Non ho paura di te, sembri una persona buona, te lo si legge negli occhi” – “Grazie… è già un passo avanti; andiamo, ti mostro come tornare in città”.
Inutile dirlo, no? Kimi e Farah da quel giorno si incontravano sempre alla stessa ora e allo stesso posto. Si raccontavano le loro diversità, ridevano di gusto, correvano nella foresta; sembrava che per loro il tempo, così come lo conosciamo, non esistesse affatto. Dal loro primo incontro tante cose erano cambiate. Farah aveva imparato la strada di casa e non aveva più pregiudizi su Kimi e la tribù dei magicanti. Anzi, ne era affascinata. Kimi, invece, aveva ricominciato a credere nell’amore e faceva sfere di energia e forme magiche per lei. “Come fai a fare queste cose di energia con le mani?”- “Non sono un prescelto, niente di così magico in realtà, tutti possono farlo. Basta guardare le cose con sincerità ed empatia, aprire l’occhio della mente per vivere. Tutti siamo circondati da energia, che non si vede… non dobbiamo fare altro che ascoltarla”. Ma purtroppo, non è tutt’oro quel che luccica.

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Il padre di Farah un giorno la seguì, insospettito dall’insolita assenza giornaliera della figlia. Quello che vide non gli piacque per niente e decise di tornare nella foresta il giorno dopo, naturalmente con altre due persone… e armati.
I tre uomini seguirono Farah nella foresta, si nascosero e osservavano Kimi. Non appena si creò una situazione intima, scattò il bacio tra i due e, in men che non si dica, partì un colpo di fucile che colpì alla schiena Kimi, che si accasciò a terra inerme, senza possibilità di reazione.
“Finalmente ti ho liberata figlia, ora andiamo via, hai rischiato la vita!” tuonò il padre di Farah.
Lei era in lacrime, disperata, non aveva neanche il fiato per rispondere. Voltando le spalle al padre e senza dire nulla, si stese sul corpo di Kimi. “Cosa faccio adesso? Ora capisco perché la tua tribù non vive con tutti noi… siete troppo speciali per questo mondo… ti amerò per sempre.”
In quel momento accadde l’inspiegabile: le lacrime di Farah divennero luce, che si fece sempre più forte tanto da ricoprire il corpo di Kimi, che di colpo aprì gli occhi!
Farah scoppiò in un altro pianto, di gioia e incredulità, e con un urlo molto acuto sprigionò un’onda di energia che inconsapevolmente spazzò via suo padre e i due scagnozzi armati. Anche Kimi piangeva incredulo: “Lo sapevo, l’ho sempre saputo… tu sei una Magicante”.

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Inutile dirvi come finisce, no? Farah entrò nella tribù di Kimi e visse per sempre nel suo vero mondo, dimenticando quello freddo in cui era nata; finalmente, aveva trovato la via di casa.

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