La nostra lettura del mondo influenza le nostre reazioni fisiche, emotive e mentali

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La resilienza è la forza con cui affrontiamo le avversità della vita e le esperienze più traumatiche, superandole e uscendone trasformati positivamente. Anche dopo le disgrazie più devastanti le persone possono trovare un senso e diventare più forti di prima. La resilienza è una delle qualità più importanti da coltivare in un mondo che cambia sempre più velocemente e nel quale la stabilità potrebbe presto diventare un lusso riservato a pochissimi eletti.

Martin Seligman e il modello delle 3 P

Piantiamo i semi della resilienza nel momento in cui iniziamo a ristrutturare gli eventi negativi. Dopo decenni passati a studiare come le persone affrontano le difficoltà, lo psicologo Martin Seligman scoprì che non siamo in grado di riprenderci per via delle tre P:

  • personalizzazione, la convinzione che la colpa di qualcosa sia nostra;
  • pervasività, la convinzione che l’evento influenzerà ogni aspetto della nostra vita;
  • permanenza, la convinzione che le ferite lasciate dall’evento non si rimargineranno mai.

Centinaia di studi dimostrano che bambini e adulti riescono a riprendersi molto più rapidamente quando si rendono conto che le difficoltà incontrate non dipendono da loro, non influenzano ogni ambito dell’esistenza e non dureranno per sempre. Riconoscere che un evento negativo non è personale, pervasivo o permanente ci rende meno inclini alla depressione e più preparati ad affrontare le difficoltà. Conoscere ed evitare la trappola delle tre P può aiutare gli insegnanti a essere più efficaci e i loro studenti a raggiungere risultati più soddisfacenti. Da una ricerca condotta su alcuni agenti assicurativi emerge che, non appena essi hanno smesso di prendere sul personale i rifiuti ricevuti e hanno iniziato a confidare in un domani pieno di nuove opportunità, hanno venduto più del doppio delle polizze e sono rimasti impiegati più a lungo rispetto ai loro colleghi.

La speranza nasce quando vediamo le difficoltà come temporanee e circoscritte

La resilienza è ciò che ci permette di non fermarci davanti agli ostacoli, perché sappiamo che sono temporanei e circoscritti. È quella capacità innata che ci permette di reagire, attraverso un processo di riadattamento, a situazioni avverse, dallo stress quotidiano agli eventi traumatici. Si costruisce sperimentando frustrazioni e sconfitte, senza evitarle o negarle: siamo il risultato dei nostri errori e degli sforzi che facciamo per correggerli e migliorarci. E siamo anche il risultato della speranza che coltiviamo nonostante tutte le avversità.

La speranza è quella sensazione che ci accompagna quando tutto va storto, ma che ci dice che prima o poi la situazione negativa finirà. Fa parte del nostro corredo naturale in quanto esseri umani: non ci saremmo evoluti se non avessimo avuto speranza. Quando siamo privi di speranza vuol dire che vediamo le avversità come stabili e irreversibili, ci disperiamo convinti che in futuro la situazione difficile non cambierà ed estendiamo questa negatività a tutti gli ambiti della vita. Si può imparare a vedere gli eventi negativi come temporanei e limitati, imparare a diventare ottimisti, lavorando sul proprio assetto mentale, con immenso beneficio sulla salute. Come dimostrano numerose ricerche scientifiche, infatti, i pensieri condizionano le risposte fisiologiche del corpo e avere o meno speranza può fare la differenza anche in un processo di guarigione. Se pensiamo che ci sia una soluzione, una cura, questa aspettativa positiva di miglioramento rafforzerà il sistema immunitario e conseguentemente aumenteranno le probabilità di attivare la guarigione.

La spiritualità quale componente cruciale della resilienza

La resilienza, però, non è solo forza d’animo, è qualcosa in più, che ci permette di riorganizzare la nostra vita, facendoci scorgere nuove opportunità nelle difficoltà che stiamo fronteggiando.

Essa sgorga dal profondo di noi stessi oltre che dal sostegno che troviamo all’esterno. Deriva dalla gratitudine che mostriamo per tutto ciò che di buono c’è nelle nostre esistenze e da come affrontiamo le difficoltà. Da numerose ricerche emerge che il concetto di spiritualità è una componente cruciale della resilienza e del superamento delle difficoltà. Spiritualità significa riconoscere e apprezzare il fatto che siamo tutti inestricabilmente legati gli uni agli altri da una forza più grande di noi e che questo legame si fonda sull’amore, sull’accettazione, sull’accoglienza e sul senso di appartenenza. La spiritualità, in tutte le sue variegate espressioni, attribuisce senso e significato alla vita umana.

Sessione di Art Coaching

La resilienza secondo Pietro Trabucchi

Alla base della resilienza c’è positività, energia, capacità di gestire le emozioni e lo stress, tenacia, dinamicità, flessibilità, ma soprattutto creatività e inventiva.

Per Pietro Trabucchi, psicologo dello sport e docente universitario, il segreto per esercitare la resilienza sta nel porci obiettivi sfidanti e nell’imparare a gestire le situazioni difficili.

“Resilienza è un termine oggi molto attuale” racconta Trabucchi “poiché, a differenza di 10 anni fa, in cui eravamo abituati a contare sulle risorse esterne, oggi abbiamo capito che, se vogliamo andare avanti, dobbiamo sfruttare quello che abbiamo dentro”.

Trabucchi definisce la resilienza una dimensione motivazionale, poiché la differenza empirica tra una persona molto resiliente e una che non lo è risiede proprio nel fatto che, di fronte alle difficoltà, la meno resiliente tende a demotivarsi mentre quella resiliente riesce a spostare, in maniera proficua, il focus dall’aspetto negativo a quello positivo, senza perdere di vista l’obiettivo prefissatosi, ed ha la flessibilità e la capacità di cogliere nell’ostacolo, nel dolore, nella fatica un’opportunità.

“Una parte del fascino delle attività sportive, che in fondo sono attività di crescita personale, è proprio quella di aumentare il livello di risorse interne che abbiamo per filtrare le problematiche che la vita ci presenta, perseverare e uscire dall’area di comfort”. Le persone resilienti, nelle circostanze avverse, riescono a elaborare non solo soluzioni per raggiungere obiettivi molto complessi, ma anche a trovare la forza di fronteggiare situazioni apparentemente senza via d’uscita, per rinascere e dare nuovo slancio alla propria vita.

 “Non credo alla resilienza alla carta, quella che si improvvisa”, afferma Trabucchi. Molti studi hanno dimostrato che la resilienza dipende dal dinamismo, dalla pazienza, dall’ottimismo, dall’esperienza e dal proprio stile di vita. Alla stregua dell’intelligenza emotiva e sociale, la resilienza è frutto di allenamento e della capacità di porsi obiettivi in maniera consapevole, impegnandosi a fondo nel perseguirli senza procrastinare.

Tecnico del Metodo Autobiografico Creativo - Coach in Intelligenza Emotiva per l'Empowerment

Coltivare la forza emozionale e sentirsi sempre dei principianti

La forza emozionale è l’abilità di gestire fallimenti, difficoltà, critiche, pressioni, senza soccombere e diventarne vittima.

Una persona emozionalmente forte impara dai propri errori, non si siede sugli allori quando le cose vanno bene, perché sa benissimo che il successo di ieri non garantisce quello di domani; sa apprezzare le sue conquiste, ma si impegna continuamente per migliorarsi.

Forza emozionale vuol dire avere consapevolezza che i risultati delle nostre azioni non sempre sono immediati; proveremo a fare cose nuove e falliremo, ma ci rialzeremo e continueremo a provare. Il fallimento è ciò che ci permette di sviluppare la resilienza e di imparare a prendere le decisioni migliori. Sfide e problemi sono importantissimi, perché è grazie a essi che possiamo esprimere il meglio di noi stessi. Dobbiamo saper ricominciare ogni giorno come fossimo degli eterni principianti, liberandoci dal peso del passato.

Professione Art Coach

Allenare la resilienza: lottare contro le avversità senza mai perdere la speranza

In Resisto dunque sono, Trabucchi analizza i tratti psicologici comuni alle persone resilienti prendendo spunto dal mondo dello sport ed evidenziando la capacità innata degli esseri umani di resistere alle avversità e allo stress, restando motivati nel perseguire i propri obiettivi.

Una persona resiliente crede fermamente nei propri obiettivi ed è disposta a mettere in campo tutte le proprie risorse pur di raggiungerli, sfidando e superando ostacoli e imprevisti. La resilienza è fondamentalmente un atteggiamento positivo che ci fa leggere gli eventi negativi come momentanei e superabili, ci fa credere nelle nostre forze e nella nostra capacità di controllo sui fattori esterni, ci fa vedere ostacoli e difficoltà come sfide e non ci fa mai perdere la speranza. È una dote innata che purtroppo la nostra società tende a soffocare e così preferiamo lamentarci invece di assumerci fino in fondo le responsabilità di quanto ci accade. Siamo, infatti, gli unici esseri viventi che nei confronti degli stimoli esterni, oltre all’adattarsi o morire, possono vantare una terza opzione: lamentarsi.

La ristrutturazione cognitiva

La nostra capacità di gestire lo stress è direttamente collegata al modo in cui interpretiamo ciò che ci accade e alla convinzione che abbiamo di riuscire a superare o meno le difficoltà che si presentano. Questo spiega perché certe persone entrano in crisi anche per piccoli contrattempi mentre altre riescono ad affrontare enormi difficoltà, uscendone rafforzate.

La “valutazione cognitiva” che diamo agli eventi è diversa per ognuno di noi ed è facile comprendere come lo stress non derivi tanto dalla situazione in sé, ma dal nostro modo di interpretarla e dalla nostra particolare lettura del mondo. Se siamo, infatti, convinti che una sconfitta rappresenti un colpo mortale per la nostra autostima, tenderemo sempre a evitare di metterci in gioco; viceversa, se non amiamo assumerci la responsabilità delle nostre azioni, tenderemo ad autocommiserarci e a dare la colpa dei nostri insuccessi agli altri o a fattori esterni.

La “ristrutturazione cognitiva” è la capacità di trovare in ogni evento significati positivi, modificando il nostro punto di vista. Saper ristrutturare una situazione, colorandola di nuovi significati, dona alle persone un vantaggio indiscutibile, trasformando le difficoltà in occasioni di miglioramento e cambiamento. Abbiamo uno strumento molto potente che possiamo applicare alla ristrutturazione: l’umorismo. La verità non viene meno, ma con l’ironia possiamo dare un nuovo senso a un evento inizialmente negativo, caricandolo di allegria.

Presentazione Art Coaching Smart School

La pratica della meditazione per aumentare la resilienza

La resilienza è il frutto del nostro modo di vedere e interpretare noi stessi e gli eventi. La nostra valutazione cognitiva si fonda su credenze spesso distorte: se ci vediamo come vittime, è probabile che realizzeremo questa visione. Se vogliamo migliorare la nostra resilienza, quindi, dobbiamo prima di tutto comprendere come funziona la nostra valutazione cognitiva e aumentare il senso di controllo e di autoefficacia personale. La resilienza è disciplina, per questo qualsiasi cambiamento si ottiene con impegno e dedizione. La pratica della meditazione è molto utile per “ripulire” la nostra valutazione cognitiva da errori e false convinzioni e per ridurre gli effetti fisiologici dello stress. Osservare senza reagire, evitando di identificarci con i pensieri e con la mente, ci aiuta, infatti, a reagire agli eventi della vita in maniera più efficace.

Lo sport come palestra ideale per allenare la resilienza nei bambini

Lo sport aiuta a diventare più resilienti, più resistenti allo stress, sia fisicamente che psicologicamente. Attraverso la pratica sportiva, un bambino impara a non darsi mai per vinto di fronte agli ostacoli e a sviluppare autonomamente la propria motivazione e il desiderio di farcela. Dobbiamo prestare, tuttavia, molta attenzione a trasmettere l’importanza dell’impegno mostrando la sostanziale differenza che intercorre tra vincere e mettercela tutta. Ai bambini occorre insegnare l’importanza dell’autodisciplina e la stretta correlazione tra impegno e risultati, tenendo però ben separati tra di loro autostima e risultati conseguiti. Il valore di un bambino non si misura con le vittorie o le sconfitte. Anche la frustrazione non va evitata, in quanto costituisce un importante stimolo al miglioramento. Non dobbiamo essere terrorizzati dall’idea che i nostri figli facciano esperienza di un po’ di disagio e fatica; ne possono solo beneficiare, come ci ricorda Socrate: “Lascia che i tuoi figli abbiano sempre un po’ di freddo e un po’ di fame se vuoi che siano felici”.

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