Nella fiaba che vi presento, dal titolo «Papavero Tigrato», scritta nel corso di un laboratorio di evoluzione personale con le tecniche artistiche e narrative del Metodo Autobiografico Creativo, l’autrice, Anna, ci mostra come l’accoglienza sia un nobile atteggiamento che travalica barriere linguistiche e culturali e permette alla fiducia di radicarsi e diffondersi.
PAPAVERO TIGRATO
C’era una volta una tribù che viveva in un’isola sperduta e con loro viveva una fanciulla di nome Papavero Tigrato che adorava guardare le bellezze della natura. Un giorno sbarcò una nave con un padre e sua figlia. Subito vennero accolti da Papavero Tigrato e ci fu un’intesa perfetta tanto che vissero felici e contenti.
MORALE: L’accoglienza è un nobile atteggiamento e va ben oltre le barriere linguistiche e culturali.
C’era una volta una tribù indigena che viveva in un’isola sperduta e incontaminata con destinazione non facilmente raggiungibile. La loro vita trascorreva serenamente, vivevano di caccia e di pesca. Gli uomini si occupavano dei lavori più pesanti, le donne, invece, della cucina e della cura dei figli. Tra i bambini presenti all’interno della tribù, c’era una bambina, dal nome “Papavero Tigrato” alla quale piaceva trascorrere gran parte del suo tempo ad ammirare le bellezze della natura: il sole al tramonto, il mare illuminato dalla luce riflessa dalla luna, l’arcobaleno dopo la pioggia, sognando una realtà diversa da quella vissuta quotidianamente, non potendo però immaginare cosa ci fosse al di là della sua tribù e del suo villaggio.
Una sera, però, mentre tutti erano seduti intorno al fuoco, danzando al suono dei tamburi e lasciandosi accarezzare dal vento, ecco che improvvisamente si cominciarono a sentire i rumori di una barca che si avvicinava dolcemente verso la riva. Dalla barca si intravidero due ombre, una più alta e robusta e l’altra più bassa e minuta. Si trattava di papà George e della figlia Nicole, scampati e sopravvissuti a una terribile tempesta in mare. Nessuno aveva il coraggio di avvicinarsi. Si temevano da ambo le parti reazioni di difesa aggressive e violente fino a quando “Papavero Tigrato” prese coraggio, si avvicinò a Nicole, la prese per mano e la condusse verso la sua tribù, facendole intendere, attraverso lo sguardo, di non aver paura e che nessuno avrebbe fatto loro del male. Le giornate da quel giorno trascorsero in armonia e serenità. Papà George e Nicole si sentirono perfettamente accolti e integrati. Le bambine si divertivano, felici di esprimersi e giocare anche con semplici tronchetti e sassolini. Nonostante culture e lingue diverse ci fu subito voglia di pace, ma Nicole riuscì anche a capire che si poteva vivere di semplici cose senza necessariamente essere circondati da giochi e oggetti. Decisero pertanto di continuare a vivere lì per sempre felici e contenti.


