Nella fiaba che vi presento, dal titolo «Il Re», scritta nel corso di un laboratorio di evoluzione personale con le tecniche artistiche e narrative del Metodo Autobiografico Creativo, l’autrice, Maria Cambosu, ci mostra come, quando la curiosità si sposa col coraggio, l’Amore, col suo enorme potere di trasfigurazione del reale, può aiutarci ad affrontare molte delle difficoltà e delle paure che sovente ci paralizzano nella vita, impedendoci la libera espressione del nostro pieno potenziale.
IL RE
C’era una volta un re chiamato Re Sole perché emanava luce da sopra il capo. Viveva in un castello dal quale si poteva ammirare il mare. Sin da piccolo, per essere protetto, i suoi genitori non gli permettevano di uscire dal castello. Un giorno decise di vedere con i suoi occhi cosa c’era fuori e intraprese un lungo viaggio Con una grande barca attraverso quel mare che vedeva dal suo castello. Così attraversò diverse terre e incontrò tante persone diverse da lui anche per il colore della pelle: neri, gialli e rossi.
Decidendo con coraggio di oltrepassare il grande mare, inseguendo il sogno di trovare il grande amore, attraccò in una terra ricca di vegetazione, diversa dalla sua terra natia. Vi erano grandi piante ricche di frutti esotici che arrivavano sino alla riva delle spiagge ma apparentemente non sembrava abitata da umani.
Un giorno, spinto dalla grande curiosità, decise di inoltrarsi al centro di quella terra, nella grande foresta fitta, fitta, rigogliosa e abitata da tante specie di animali a lui sconosciuti. Il giorno dopo essersi incamminato nella foresta udì un rumore assordante, generato da un gigantesco animale-mostro che correva all’impazzata eruttando fiamme talmente potenti da poter incendiare tutto ciò che la natura offriva intorno a lui.
In groppa a questa bestia stava legata e imbavagliata una principessa bellissima di nome Leila. Il Re Sole si innamorò all’istante della splendida fanciulla dai lunghissimi riccioli d’oro e dagli splendidi occhi del colore del mare e decise di salvarla e portarla con sè, nel suo grande castello tranquillo. Non sapeva, però, come vincere il mostro e trovare un grande coraggio. Pensa che ti ripensa gli venne la grande idea di chiedere aiuto agli animali che popolavano la foresta.
D’altronde, pensò che anche loro rischiavano di essere soppressi dal grande mostro ma unendo le forze di tutti, insieme potevano vincerlo. Si riunirono in un punto della foresta molto appartato, lontano dalla vista della bestia e gli confessarono che il punto debole del mostro era quello di nutrirsi oltre misura di un frutto raro del bosco che loro chiamavano libù. Decisero di iniettare tutti i libù con un’erba velenosa e così fecero.
Attesero tre giorni nascosti per non essere visti dal mostro. Il quarto giorno udirono il mostro schiantarsi al suolo. Il re corse ad accertarsi che fosse morto per liberare la principessa Leila. Tutti gli animali si radunarono attorno al grande salvatore per ringraziarlo e lo accompagnarono insieme a Leila nella grande barca.
Ripercorrendo il viaggio di andata, attraversando tanti mari e tante terre, scoprì con grande stupore che con gli occhi dell’amore tutte quelle terre erano più splendenti e più belle di quando le vide per la prima volta da solo. Innamoratissimi, arrivarono al castello dove li attendevano, con grandi festeggiamenti, i suoi fedeli abitanti. La fiaba termina qui con l’immagine del re e la sua principessa abbracciati a scrutare il mare in una notte di luna a spiccio riflessa di raggi argentati… E così vissero felici e contenti insieme al loro popolo.



