Gocce d’acqua

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Nella fiaba che vi presento, dal titolo «Gocce d’acqua », scritta nel corso di un laboratorio di evoluzione personale con le tecniche artistiche e narrative del Metodo Autobiografico Creativo, l’autrice, Sarah Barbaglia, ci mostra come la tenacia, l’impegno e la costanza siano fondamentali per realizzare i propri sogni. Giada e Amarildo, i due protagonisti della fiaba, pur condividendo la passione per la danza, rischiano di allontanarsi proprio per inseguire i propri sogni, ma alla fine sarà l’amore a unirli e a condurli insieme verso la meta tanto ambita e desiderata.

GOCCE D’ACQUA

Giada, giorno dopo giorno, incominciò a sentire la “pelle morbida” ed l’“aria che le accarezzava il corpo” mentre, ballando, era in contatto con il suo cavaliere. Avevano in programma molte prove per studiare una coreografia. La musica muoveva i suoi piedi e le faceva immaginare di essere con lui in un prato su un’alta collina. Come nel ballo, il suo corpo lo seguiva nella corsa per raggiungere una fontana che stava al centro di un arcobaleno. Amarildo incominciò a dedurre dal suo tremore, dallo sguardo disperso e dalla continua richiesta di prove che Giada stesse fantasticando una storia dove lui era il protagonista.

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Canzone dopo canzone, Giada incominciò a desiderare sul serio di essere sulla collina. I suoi sentimenti crescevano giorno dopo giorno e accadde che i sogni di Giada e Amarildo si incontrarono. Il problema fu che questo incontro avvenne troppo tardi. Giada, da tempo, cercava lavoro come ballerina presso una prestigiosa compagnia russa. Poco prima dell’arrivo di Amarildo “alla fontana” fu chiamata per un lavoro importante.

Amarildo non parlava e Giada, anche se aveva comprato il biglietto aereo, trascorse una notte intera camminandogli accanto. Alla fine, gli chiese di sedersi su di una panchina del parco e gli raccontò la “storia di loro due in collina”.

Amarildo la baciò chiedendole di non partire. Giada rispose che non aveva fiducia e che, se avesse voluto ottenerla, avrebbe dovuto conquistarla.

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Giada partì e per un anno intero Amarildo le scrisse poesie e lettere romantiche, stampava le loro vecchie foto e gliele inviava. 
Le telefonava spesso per sapere come stava e per informarsi dei suoi spettacoli. Le inviava canzoni dolci. Giada rispondeva che non poteva tornare in Italia ma che pensava spesso al loro arcobaleno.

Dopo un anno, Amarildo non sopportò più la lontananza e le fece la sorpresa di andare a trovarla. Giada, appena lo vide, pianse di commozione correndo ad abbracciarlo e Amarildo le disse: «cosa dovrò fare per asciugare le tue lacrime?».

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L’ultima prova da superare per Amarildo fu di imparare a ballare così bene da chiedere il permesso di lavorare con Giada nella stessa Accademia di ballo.

Alla prova di ammissione, Amarildo scelse la stessa musica della canzone con cui lui e Giada avevano ballato insieme la prima volta che si erano incontrati. La prova fu superata e Giada, molto felice che Amarildo si fosse ricordato della loro prima canzone, lo baciò dicendogli: «vivremo sempre insieme sotto il nostro arcobaleno».

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