Google e il Progetto Aristotele: quando il tutto è maggiore della somma delle sue parti

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Quali sono le caratteristiche di un team vincente? Come creare il perfetto gruppo di lavoro? Sono solo alcune delle domande che Google si è posta, nel 2012, nell’ambito del suo progetto interdisciplinare denominato “Progetto Aristotele”. Lo scopo della ricerca era capire come mai alcuni gruppi arrivano a conseguire risultati lavorativi incredibili, mentre altri si arenano nella mediocrità.

La missione di Google alla ricerca della perfetta sinergia aziendale

Psicologi delle organizzazioni, sociologi, ingegneri, esperti di statistica e altri ricercatori, in due anni di ricerche, hanno osservato 180 team, condotto oltre 200 interviste e analizzato più di 250 caratteristiche e attributi di differenti gruppi di lavoro per trovare il giusto mix e determinare la chimica del gruppo perfetto. Si sono soffermati sulle regole non scritte di ogni squadra, le dinamiche di gruppo, le abitudini, i comportamenti, le interazioni tra i membri. La conclusione? Non è solo questione di competenze. Mettendo insieme le persone migliori non si ottiene un team perfetto. Proprio come diceva il filosofo Aristotele, «il tutto è maggiore della somma delle sue parti».

Quando si pensa alla formazione di un team di lavoro, il primo obiettivo potrebbe essere quello di reclutare i migliori componenti: eppure spesso non basta. Per creare la giusta alchimia e costruire i team migliori non è sufficiente aggregare i componenti più qualificati e mettere insieme le migliori personalità. Il successo di una squadra, infatti, non è determinato solo dalle caratteristiche e dalle qualità dei membri che la compongono, ma dal tipo di interazioni, più o meno solide, e dalle dinamiche di gruppo che si creano tra di loro.

Le peculiarità dei singoli componenti si ridimensionano nel lavoro in gruppo, lasciando spazio a una serie di dinamiche e obiettivi comuni necessari per la buona riuscita del progetto. Indole, carattere, capacità e background dei singoli membri non influiscono, come si pensa, sull’efficienza del lavoro di gruppo. Inutile affannarsi, dunque, a costruire il team “perfetto”, con persone che

  • abbiano lo stesso carattere e gli stessi interessi,
  • sappiano socializzare,
  • abbiano lo stesso livello professionale,
  • provengano da percorsi simili di studio o di carriera o
  • le cui capacità tecniche e professionali si completino a vicenda.

Le componenti individuali contano ben poco per la buona riuscita del lavoro di gruppo.

La ricetta per il dream team perfetto risiede proprio nelle parole del filosofo a cui il progetto si ispira: “Il tutto è maggiore della somma delle sue parti”. Un team di successo è il risultato di come i componenti interagiscono tra di loro. In altri termini, chi fa parte della squadra conta meno di come i vari membri interagiscono fra di loro; la coesione e la motivazione battono la competenza.

Google ha analizzato moltissimi dati e team di lavoro, studiando dinamiche di gruppo, abitudini e comportamenti e ha scoperto in primis che le squadre migliori sono efficaci perché lavorano bene insieme, indipendentemente da chi compone il team. Non è detto che la squadra migliore sia quella composta dai migliori elementi, molto dipende da come lavorano e collaborano insieme. “Ci si aspetterebbe che unire i professionisti migliori nelle proprie competenze sia il modo più corretto per formare il miglior gruppo di lavoro, ma ci siamo completamente sbagliati” ha detto Julia Rozovsky, ricercatrice ed esponente di spicco del progetto Aristotele. L’intelligenza del gruppo è qualcosa che supera la somma delle intelligenze individuali come dimostrano alcune squadre composte da dipendenti mediocri che risultano essere, tuttavia,  unite e propositive, efficaci e performanti.

 

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Come sviluppare al meglio lo spirito di gruppo sul lavoro

La capacità di lavorare in gruppo è, oggi, una skill fondamentale e indispensabile per aziende e dipendenti che puntino a conseguire risultati sempre più performanti.

Se Google ha profuso così tanti sforzi nel cercare di catturare la chimica del team perfetto è perché, come rivela una ricerca della Harvard Business Review, «il tempo trascorso da manager e impiegati in attività che prevedono una collaborazione con i colleghi è cresciuto del 50% negli ultimi vent’anni». E «ciascun lavoratore, in molte aziende, passa più di tre quarti della sua giornata comunicando con i colleghi». 

La ricetta per un gruppo perfetto, una formula universale valida per tutte le realtà lavorative, tuttavia, non esiste.

Talvolta le squadre migliori sono composte da amici che si frequentano anche fuori dal lavoro, altre volte, invece, sono composte da persone che non si conoscono affatto. Per un gruppo può essere funzionale evitare liti e discussioni, un altro, invece, può incoraggiare anche lo scambio “acceso” di opinioni.

La cultura dell’empatia e l’importanza delle modalità di interazione tra le persone

Due norme di gruppo, tuttavia, sembrano avere un alto tasso di correlazione con i successi dei team:

  1. la capacità di ascolto e dialogo: nei gruppi in cui la conversazione è equamente distribuita tra i componenti, le performance registrate sono nettamente migliori. Questo vale anche quando si tratta di affrontare argomenti che non riguardano la sfera prettamente lavorativa. L’osservazione del comportamento dei gruppi, nell’ambito del progetto Aristotele, smentisce la massima secondo cui le questioni personali si dovrebbero lasciare sempre fuori dagli ambienti lavorativi. Nessuno, infatti, può davvero tralasciare una parte così importante della sua vita, per più di otto ore al giorno. E, del resto, solo riuscendo a essere completamente se stessi anche sul luogo di lavoro si può raggiungere la sicurezza psicologica.
  2. un alto livello di sensibilità sociale: la capacità umana di leggere e comprendere le emozioni e di cogliere le sensazioni e i sentimenti delle persone che ci stanno accanto, tenendo conto del loro stato emotivo-psicologico. Gli individui dotati di forte empatia accrescono in modo decisivo l’efficienza dei gruppi in cui lavorano. All’interno dei gruppi di lavoro migliori e più efficienti, c’è un alto grado di sensibilità sociale, un mix di umanità e di empatia e un rispetto reciproco delle emozioni, che dunque non vengono affatto bandite o nascoste.

Queste due norme costituiscono l’essenza del concetto di sicurezza psicologica, termine con cui si definisce la consapevolezza dei membri di un gruppo di potersi esprimere liberamente e di esporsi a maggiori rischi interpersonali, senza alcun timore di venir derisi, puniti o rifiutati. Più un individuo si sente a proprio agio nell’assumersi un rischio nel contesto di un team, maggiore sarà l’efficacia del team stesso. La libertà di essere sé stessi sul luogo di lavoro è il fattore fondamentale che può determinare la differenza tra successo e fallimento.

La ricercatrice Julia Rozovsky spiega:

La sicurezza psicologica del team, ovvero la capacità di sentirsi al sicuro nell’esprimere la propria opinione e non autocensurarsi per paura del giudizio altrui, risulta essere la discriminante per la buona riuscita di un progetto.

Charles Duhigg, in un ottimo articolo sul New York Times,  così riassume le scoperte del Progetto Aristotele:

Ciò che il Progetto Aristotele ha insegnato alle persone all’interno di Google è che nessuno vuole mettere una “faccia da lavoro” quando arrivano in ufficio. Nessuno vuole lasciare a casa parte della propria personalità e vita interiore. Ma per essere pienamente presenti al lavoro, per sentirci “psicologicamente sicuri”, dobbiamo sapere che possiamo essere abbastanza liberi, a volte, per condividere le cose che ci spaventano senza paura delle recriminazioni. Dobbiamo essere in grado di parlare di ciò che è disordinato o triste, di avere conversazioni difficili con i colleghi che ci stanno facendo impazzire.

Libertà di parlare, quindi, ma anche capacità di ascoltare. L’empatia tra colleghi aiuta a lavorare meglio. Il “team perfetto” è quello in cui abbondano senso di umanità, empatia, rispetto e aiuto reciproco. Solo quando l’atmosfera di un luogo di lavoro è impregnata di empatia, nel gruppo si crea quel particolare clima di sicurezza psicologica in cui nessuno teme di essere criticato dagli altri per le idee che esprime.

I cinque fattori chiave per il successo aziendale

I ricercatori di Google hanno identificato le cinque caratteristiche principali che possiedono i team più efficienti e performanti dell’azienda: 

  • la sicurezza psicologica,
  • l’affidabilità,
  • una struttura solida e chiara,
  • un lavoro significativo e
  • la certezza che il proprio lavoro avrà un impatto decisivo sugli obiettivi aziendali e sulla società nel suo complesso.

Analizziamo ora, più nel dettaglio, questi cinque fattori chiave che rendono efficiente e performante un team e che hanno rivoluzionato il modo di fare squadra e di lavorare insieme:

  • Sicurezza psicologica: la caratteristica più importante, all’interno di un gruppo di lavoro, è la sicurezza psicologica, ovvero la percezione soggettiva che emerge quando i membri di un team si sentono liberi di assumersi dei rischi personali e non hanno timore di fare domande, esprimere dubbi, esporsi e mostrare la propria vulnerabilità. La sicurezza psicologica è la chiave per creare una vera e propria squadra. Quando all’interno del team ci si sente rispettati e liberi di mostrare le proprie emozioni e paure, i contributi di ognuno acquisiscono valore e lo scambio di idee diviene fluido e produttivo. Dove la percezione di sicurezza psicologica è maggiore, l’ambiente di squadra diventa ricco e stimolante e i membri del team si predispongono all’apertura verso nuove idee, senza inibizioni, senza timore del giudizio dei colleghi e senza aver paura di esprimere idee e pensieri contrari o non conformi a quelli del gruppo. 
  • Affidabilità: i membri del team rispettano le scadenze e le aspettative reciproche. Quando tutti i membri sono responsabili e affidabili, il team ha successo in quanto tutti possono contare gli uni sugli altri, per realizzare lavori di qualità nel pieno rispetto delle scadenze. Se un team è affidabile, ciascun membro avrà fiducia nel lavoro degli altri. Trasparenza, fiducia reciproca e coesione sono, dunque, parole chiave da tenere presenti per garantire la buona riuscita di un progetto.
  • Struttura solida e chiarezza: i team con le migliori prestazioni sono quelli che hanno obiettivi chiari e condivisi e ruoli ben definiti. Una struttura chiara, in termini di obiettivi e ruoli personali, aiuta il gruppo a essere più efficiente e performante e permette comunicazioni più mirate e la condivisione più efficace degli obiettivi. Avere ben chiara la struttura e l’organizzazione aziendale è, dunque, uno dei fattori che possono favorire il lavoro e lo spirito di gruppo all’interno di un’organizzazione.
  • Significato e valore del lavoro: per ogni componente del team, il lavoro svolto ha un grande significato personale. Un gruppo lavora bene quando ha uno scopo e attribuisce un senso al lavoro svolto, rendendolo particolarmente significativo per tutti i suoi componenti.
  • Impatto del lavoro: il team sente che il proprio lavoro è importante e rilevante e ha un grande valore per aiutare tutta l’azienda a crescere e a realizzare la sua mission. Far comprendere ai componenti di un gruppo l’impatto che il proprio lavoro ha sugli obiettivi aziendali, può costituire un’eccezionale leva motivazionale per migliorare le performance del team.

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La sicurezza psicologica e le principali caratteristiche psicologiche ed emotive dei gruppi di successo

Obiettivi chiari e condivisi, rispetto reciproco, comunicazione aperta, empatia e sicurezza psicologica sono tutti elementi che rivestono un ruolo di primaria importanza all’interno di qualsiasi team vincente.

La sicurezza psicologica richiede empatia e comunicazione aperta. Tutti gli elementi del gruppo devono avere la stessa possibilità di esprimere le proprie idee e le proprie opinioni.

La sicurezza psicologica è la convinzione condivisa dai membri di un team di far parte di un contesto sicuro in cui potersi assumere rischi interpersonali. Contrariamente a quanto comunemente si ritiene, i team più disposti a discutere dei propri errori in realtà ne commettono di meno, imparano più velocemente, lavorano con maggiore efficacia e migliorano le proprie performance riducendo i tassi di errore futuri. Questo avviene perché i loro membri sono più propensi a scambiarsi aiuto reciproco e non devono fingere di sapere tutto o di essere infallibili per fare una buona impressione sui colleghi. Del resto, far finta di saper fare qualcosa quando in realtà non si è capaci o tacere quando si nota qualcosa di anomalo o sbagliato è sempre controproducente.

I team che operano in ambienti senza sicurezza psicologica sono mossi solo dalla paura, dalla necessità di tutelarsi e di dimostrarsi competenti. Al contrario, i membri dei grandi team godono di un invidiabile clima di apertura e di fiducia che consente loro di discutere e parlare liberamente dei propri errori.

Un gruppo di lavoro efficiente e performante, insomma, è un team in cui nessuno ha paura di fare nuove scelte o di prendere decisioni importanti, con tutti i rischi che ne conseguono, e tutti i suoi membri si fidano e si rispettano l’un l’altro.

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Il Project Oxygen e le competenze richieste da Google ai propri manager

Negli ultimi dieci anni Google ha selezionato i propri manager sulla base dei risultati di un altro progetto di ricerca denominato Project Oxygen. Da sempre, per creare squadre di lavoro, le aziende hanno dato importanza alle competenze, alle conoscenze e ad altri aspetti di carattere tecnico, che sicuramente sono importanti ma non sufficienti.

Contrariamente a quanto si potrebbe credere, i dipendenti di Google non sono stati scelti sulla base delle loro abilità e competenze tecniche, ma soprattutto in virtù delle loro competenze trasversali, riservando ampio spazio all’intelligenza emotiva.

Le più importanti qualità che un grande manager dovrebbe avere, secondo i ricercatori del Project Oxygen, sono tutte competenze trasversali:

  • essere un buon leader;
  • saper ascoltare e comunicare efficacemente;
  • possedere intuizioni sugli altri (saper comprendere valori e punti di vista altrui);
  • essere di supporto e avere empatia nei confronti dei colleghi;
  • essere un buon pensatore critico;
  • essere un buon risolutore di problemi;
  • essere in grado di stabilire connessioni tra idee complesse.

È proprio vero, ci sono competenze che sono, per così dire, “senza tempo”: creatività, collaborazione, pensiero critico e divergente.

Del resto, anche i ricercatori del progetto Aristotele hanno dimostrato che i team più creativi e produttivi di Google non sono necessariamente costituiti dai migliori scienziati e ingegneri ma si caratterizzano tutti per una serie di competenze trasversali comuni:

  • uguaglianza,
  • generosità,
  • curiosità verso le idee dei compagni di squadra,
  • empatia,
  • intelligenza emotiva,
  • sicurezza emotiva (sentirsi sicuri di parlare e di poter commettere errori senza timore di venir criticati o giudicati).

Tutto parte dalla domanda: «Cosa possono fare gli esseri umani che le macchine non riescono a riprodurre?»

Nel suo libro “Vintage InnovationJohn Spencer ci fornisce una convincente risposta:

Invece di concentrarci sulle competenze digitali per competere con l’Intelligenza Artificiale gli studenti devono sviluppare le soft skill. Hanno bisogno di sviluppare impostazioni mentali e abitudini profondamente “umane” che li differenzino dalle macchine.

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