Nella fiaba che vi presento, dal titolo «Pipistrello e la sua amicizia con Bruno», scritta nel corso di un laboratorio di evoluzione personale con le tecniche artistiche e narrative del Metodo Autobiografico Creativo, l’autrice, Oriana Civile, ci descrive il potere salvifico dell’amicizia e dell’immaginazione per affrontare avversità e coercizioni. La libertà, spesso, più che un traguardo personale è una conquista relazionale che, come dimostra l’amicizia tra il piccolo pipistrello e l’orso Bruno, si consegue attraverso l’amore, l’aiuto sincero e talora anche il sacrificio personale.
PIPISTRELLO E LA SUA AMICIZIA CON BRUNO
C’era una volta un orso, Bruno, che viveva nella foresta incantata dell’Arcobaleno.
Bruno si credeva un antico guerriero e scorrazzava per la foresta in cerca di grandi tesori, che le leggende dicevano esistere sottoterra, tra le rocce.
Suo padre, però, credeva che questa sua passione avrebbe potuto nuocergli e, dopo l’ennesimo incidente tra i boschi, lo fece rinchiudere nell’antica caverna del Demone Viola, dove viveva un piccolo pipistrello, col quale Bruno strinse presto un’alleanza. Non potendo uscire dalla caverna, il pipistrello avrebbe prestato all’orso i suoi occhi e le sue ali per continuare a esplorare il bosco, finché non sarebbe riuscito a liberarsi dalla sua prigione.
Il pipistrello si svegliava all’imbrunire e perlustrava il bosco in lungo e in largo cercando tesori per conto di Bruno. Al rientro nella caverna, gli raccontava tutto per filo e per segno, facendogli vivere avventure fantastiche.
Un giorno, volando in alto nel cielo, fu attirato da un suono stridulo e violento. Seguendolo, arrivò fino in cima al Monte di David e vi trovò Mamma Grifona con i suoi cuccioli, uno dei quali aveva, per errore, mangiato il Verme della Pena e rischiava di morire. Mamma Grifona piangeva tanto e ripeteva che il suo cucciolo avrebbe potuto salvarsi solo con un decotto di Erba Salvantina, che però si trovava nella Valle Oscura protetta dallo Stregone della Notte, feroce e spietato.
Il pipistrello, nostro amico, si armò di coraggio e scese in picchiata, velocissimo, fino alla Valle Oscura. Dopo mille pericoli e peripezie, riuscì a scovare la pianta miracolosa, a portarla al piccolo grifone e a salvargli la vita. Un po’ la tenne per sé; non si sa mai!
L’orso Bruno, ascoltando questi racconti, sognava a occhi aperti e smaniava per uscire dalla sua caverna, in cui il Demone Viola lo teneva prigioniero, tenendo fede al patto stipulato con Padre Orso.
Un giorno, di ritorno dalle sue avventure, Pipistrello portò una buona notizia a Bruno: aveva scoperto dell’esistenza di un Uovo Bianco di Drago che possedeva il dono magico di liberare gli uomini dalla prigionia. Forse, aveva sentito dire, funzionava anche con gli orsi!
C’era un problema, però! Il Drago lo aveva dato alla Regina delle Chiocce perché lo tenesse sempre con sé, nella sua cova, così che nessuno potesse avvicinarsi a lui.
Quando covava, la Regina Chioccia diventava molto aggressiva e… guai ad avvicinarsi a lei o a minacciare il suo nido!
E, anche quando si allontanava, un manipolo di galli da combattimento saltava fuori e, con becchi e speroni, faceva scappare anche il più coraggioso dei malintenzionati.
Ma Pipistrello avrebbe fatto di tutto pur di aiutare il suo amico Bruno a ritrovare la libertà. Così, radunò l’esercito dei pipistrelli e studiò una strategia d’attacco, anche con l’aiuto delle faine.
Bruno, dapprima, cercò di dissuaderlo dal suo proposito, ma poi non poté far altro che pregarlo di esser prudente.
Durante una notte di luna nera, l’enorme esercito di Pipistrello si mise in volo e giunse al pollaio, regno delle Chiocce. Il pollaio dormiva tutto e la Regina era al calduccio a covare le sue preziose uova.
Dapprima entrarono in azione le faine che, sgattaiolando nel pollaio da sotto la rete di cinta, uccisero buona parte delle galline, finché non cominciarono ad arrivare i galli, svegliati dallo starnazzare delle loro femmine.
Fu a questo punto che entrarono in azione i pipistrelli kamikaze che, sacrificando la propria vita, andarono ad attorcigliarsi tra le piume di alcuni galli, i quali furono presi a beccate da altri simili. Fu così che una buona parte dell’esercito fu messa fuori uso. La restante parte fu annientata dall’Erbetta Soporifera lanciata dai Pipistrelli Avieri e a cui nessun gallo può resistere. Anche l’Erbetta Soporifera fu scoperta da Pipistrello in una delle tante escursioni nel bosco per conto di Bruno.
Ma la scoperta più importante che Pipistrello avrebbe potuto fare, per aiutare il suo amico e il suo esercito a uscire da quella situazione, era l’Uovo d’Oro, al quale la Regina Chioccia non avrebbe potuto resistere. E l’aveva trovato!
Così, arrivato davanti alle reali stanze, depose l’Uovo d’Oro per terra e la Regina, abbagliata dal suo luccichio, abbandonò la sua cova e l’Uovo Bianco della Libertà.
Pipistrello tornò vincitore alla Caverna del Demone Viola e, consegnando l’uovo magico al suo grande amico Bruno, lo salutò per sempre, sapendo in cuor suo che non si sarebbero mai più rivisti, ma che sarebbero stati per sempre insieme!




