Nella fiaba che vi presento, dal titolo «La guerra delle due palle», scritta nel corso di un laboratorio di evoluzione personale con le tecniche artistiche e narrative del Metodo Autobiografico Creativo, l’autrice, Angelica Chiarella, ci mostra come, spesso, nelle relazioni conflittuali può bastare la semplice intermediazione di un soggetto terzo, che fissa alcune regole basilari e aiuta gli altri a trovare il loro spazio nel mondo, per favorire la convivenza pacifica e scongiurare i danni irreparabili che le esplosioni di rabbia procurano.
LA GUERRA DELLE DUE PALLE
C’era una volta in un luogo senza tempo e senza spazio uno sterminato terreno e là, da qualche parte, faceva capolino qualche timido ciuffetto di erba sbiadito del suo colore originale.
Sparso un po’ a casaccio un fiorellino pallido cercava prepotentemente di uscire dalla terra brulla. Tutto intorno l’atmosfera era pervasa da una nebbia fitta, quasi soffocante. Due luci sinistre lampeggiavano muovendosi velocemente da un punto all’altro come se cercassero qualcosa. La voce del fiorellino macchiato di giallo rompeva di tanto in tanto il silenzio con dei gridolini di dolore mentre cercava di uscire dal terreno duro.
D’un tratto un boato tremendo scosse il grigiore intorno, le due luci si immobilizzarono, Giallino, il fiore, si fermò impaurito cercando di capire da dove provenisse quel rumore. Girando la corolla, per come poteva, vide da lontano due enormi palle che combattevano tra loro: frecce di fuoco si facevano spazio nella nebbia, lampi e tuoni danzavano macabri facendo un frastuono così forte che i ciuffetti d’erba volteggiavano tremando di paura. La luce prodotta dalla battaglia delle palle illuminò i due lampeggianti dai quali spuntò un’enorme creatura volante che, raccogliendo in sé tutta la forza che aveva, lanciò un urlo così forte, ma così forte che anche i tuoni ne furono sorpresi e di colpo si fermarono. Tutto si fermò, le palle si immobilizzarono, Giallino nascose sotto un sasso ciò che di se stesso aveva tanto faticato a far emergere dalla terra.
La creatura volante iniziò a parlare e con voce ferma e autoritaria disse: «Cosa succede qui, chi siete voi due? Con che diritto violate il nostro silenzio?».
Le risposte non tardarono ad arrivare: «Mi chiamo Sole, sono in cerca di un angolo dove sostare e se mi piacerà ne farò la mia dimora. Togliti di torno o farò di te cenere!» disse.
Di fronte a Sole l’altra palla prese la parola: «Sono Luna e anche io cerco un luogo dove sostare e, se mi piacerà, ci vivrò per l’eternità. Qui c’è posto solo per una palla, dunque, tu, Sole, vatti a cercare un altro luogo, e tu, creatura volante, non intrometterti o farai una brutta fine!».
La creatura volante a sua volta si dichiarò e sentenziò: «Bene, Sole e Luna, io sono Aquila, il mio becco uccide, le mie ali solcano gli spazi, alla mia vista nulla sfugge, i miei poteri magici risolveranno la vostra diatriba e voi due non recherete più alcun disagio qui, la vostra guerra cesserà di esistere!».
Con un maestoso scatto spiegò le ali e roteò velocemente su di esse, scoccò due frecce da sotto le ali, una colpì Sole e una Luna, entrambe al cuore.
Sole e Luna restarono inermi, si guardarono per un attimo e in un attimo videro svanire i sentimenti di rabbia che li avevano contraddistinti fino a prima, si scoprirono magicamente innamorati l’uno dell’altra.
Aquila, a quel punto, ancora sentenziò: «Tu Luna, tu Sole, vi condanno all’amore eterno. Sole, scalderai e illuminerai questo luogo che chiamerò Terra per tutta l’eternità, il tuo periodo sarà Giorno!
Tu Luna, nel tempo che ti ho assegnato, brillerai in alto, lassù in mezzo al Cielo e ti specchierai quaggiù, nel Mare; il nome del tuo tempo sarà Notte.
Sarete voi due i fautori della nascita dei fiori, dell’erba, del movimento di Mare e di tutti i colori di questo spazio infinito che chiamerò Mondo. Rimarrete innamorati in eterno senza incontrarvi mai e mai vi parlerete. Solo e solo quando io deciderò, e se svolgerete al meglio i vostri compiti, vi farò incontrare per pochi attimi e in questo frammento di tempo, Eclissi, potete parlarvi.
Da quel giorno la nebbia scomparve e il grigiore fece spazio a una tavolozza di colori di ineguagliabile bellezza. Giallino vide nascere tanti suoi fratelli circondati dalla frescura di tanti e tanti ciuffetti di erba rigogliosa.
Aquila continuò a volare e a sorvegliare il mondo. Anche oggi, ogni tanto, si può vedere mentre spiega le ali in alto nel cielo, assicurandosi che più niente e nessuno possa più combattere guerre!




