Nella fiaba che vi presento, dal titolo «Il Figlio del Re», scritta nel corso di un laboratorio di evoluzione personale con le tecniche artistiche e narrative del Metodo Autobiografico Creativo, l’autrice ci mostra come il coraggio nell’affrontare le proprie paure e l’Amore, con il suo potere salvifico, possano contribuire a superare tutte le avversità e le insidie della vita.
IL FIGLIO DEL RE
C’era una volta un figlio di un re che era stanco di starsene a casa senza far nulla e, siccome niente gli faceva paura, pensò di andarsene per il mondo dove avrebbe potuto vivere una quantità di avventure straordinarie. Così se ne andò camminando notte e giorno senza una meta precisa. Un giorno arrivò alla casa di un gigante e, mentre se ne stava lì guardandosi intorno, vide in un angolo del cortile delle palle e dei birilli grandi come un uomo con cui il gigante si divertiva.
Allora sentì il desiderio di giocarci e, messi in piedi i birilli, cominciò a colpirli con le palle, rallegrandosi ogni volta che ne buttava giù uno. Il gigante, sentendo tutto quel chiasso, si affacciò dalla finestra e vide un uomo che giocava con i suoi birilli. «Ehi, vermiciattolo!» gridò «chi ti ha detto di prendere i miei birilli? Come hai la forza di giocare con quei birilli così grandi?» Il principe gli rispose: «cosa credi di essere tu il solo ad avere un po’ di muscoli nelle braccia? Io posso fare tutto quello che mi passa per la testa».
Allora il gigante scese e dopo un po’ disse: «se è vero quello che mi dici, vai a cogliere una mela dall’albero della vita». «Che te ne vuoi fare?» domandò il principe. «Non è per me» rispose il gigante, «mia moglie la desidera da tanto tempo, ma per quanto abbia girato il mondo, non sono riuscito a trovare l’albero della vita». «Io lo troverò subito» disse il principe. «Il giardino in cui sorge l’albero è circondato da una cancellata di ferro davanti alla quale si aggirano belve furiose che impediscono di entrare; finora nessuno l’ha saputo fare» disse il gigante. «Allora sarò io il primo» aggiunse il principe.
E, salutato il gigante, se ne andò per i boschi, finché giunse al meraviglioso giardino. Le belve erano sdraiate tutt’intorno alla cancellata profondamente addormentate e non si svegliarono neppure quand’egli passò fra loro. Scavalcò il cancello e si trovò nel giardino, nel mezzo del quale sorgeva l’albero della vita con i suoi frutti rossi. Il principe si arrampicò sull’albero e vide un anello che vi pendeva davanti: con la mano, prese la mela e l’anello si strinse intorno al suo braccio donandogli tante energie. Quando scese dall’albero con la mela, si avvicinò alla porta d’ingresso e con una spinta la spalancò di colpo per andarsene. Uscì tranquillamente ma subito la leonessa che era di guardia balzò in piedi e lo seguì credendo fosse il suo padrone.
Il principe portò al gigante la mela che gli aveva promesso e gli disse: «Ecco qua: non ho fatto nessuna fatica.». Il gigante, felicissimo, corse subito dalla moglie per darle il frutto tanto desiderato. Ma quando si accorse che al braccio del gigante non c’era l’anello disse: «Non credo che sia stato tu a prendere questa mela, altrimenti avresti l’anello al braccio». «Vado subito a prenderlo» rispose il gigante, convinto di poter prendere l’anello al principe con la forza se non avesse voluto darglielo con le buone. Andò dunque a richiedere l’anello, ma il principe glielo negò. «Dov’è la mela deve esserci anche l’anello» disse il gigante «e se non vuoi darmelo di buon grado, lottiamo e chi vincerà avrà anche l’anello».
Si accapigliarono per un bel pezzo, ma il gigante non riuscì ad avere la meglio sul principe, perché l’anello gli dava sempre nuove forze. Allora il gigante pensò di ingannare il suo avversario. «Sono stanco» disse il gigante «andiamo a fare un bagno nel fiume prima di riprendere la lotta». Il principe, non sospettando imbrogli, andò con lui al fiume, si spogliò, si tolse l’anello e si gettò in acqua. Subito il gigante prese l’anello e scappò via. Ma la leonessa, che aveva visto tutto, lo inseguì veloce, azzannò l’anello e lo riportò al suo padrone.
Allora il gigante si nascose dietro un albero e quando il principe tornò per riprendere i suoi abiti e rivestirsi, il gigante lo accecò. Il povero principe, rimasto cieco, non poteva più difendersi. Così il gigante avrebbe potuto avvicinarsi a lui senza essere visto. Lo prese per mano, lo guidò sul ciglio di un precipizio, dove lo abbandonò pensando che se fosse caduto giù gli avrebbe potuto prendere l’anello. Ma la fedele leonessa, che non aveva abbandonato il principe, a poco a poco lo tirò indietro dal precipizio.
Più tardi, il gigante tornò al precipizio convinto di trovarlo morto, ma il suo stratagemma era fallito. «Come potrò sbarazzarmi di questo cieco?» disse pieno di rabbia. E, presolo di nuovo per mano, lo condusse sull’orlo di un abisso ancor più pericoloso del primo, ma anche questa volta la fedele leonessa seguì il padrone e lo salvò dal pericolo.
Infatti, appena furono sull’orlo dell’abisso, il gigante lasciò la mano del principe credendo che egli avrebbe continuato ad avanzare, ma la leonessa trattenne il giovane e diede una spinta al gigante facendolo precipitare di sotto, dove si sfracellò. Il bravo animale, poi, portò il padrone vicino a un ruscello. Lo fece sedere lì e cominciò a spruzzargli acqua in faccia con la coda. Appena l’acqua andò sugli occhi, il principe riprese a vedere. Allora il principe abbracciò la leonessa e, ringraziandola per averlo salvato dai pericoli, le dette un bacio e come per incanto si trasformò in una bellissima principessa. Decisero allora di tornare al castello dove si sposarono e vissero felici e contenti…




