Nella fiaba che vi presento, dal titolo «Il viaggio di drago rosso», scritta nel corso di un laboratorio di evoluzione personale con le tecniche artistiche e narrative del Metodo Autobiografico Creativo, l’autrice, Erika Viscardi, ci mostra come, quando il coraggio di affrontare l’oscurità, dentro e fuori di noi, si unisce all’incoscienza e all’ingenuità di chi, avendo esplorato poco il mondo, non conosce ancora cattiveria e pericoli perchè convinto che esista solo il Bene, si possono vivere esperienze non sempre piacevoli e positive, ma ricche di insegnamenti che ci rendono più forti e saggi.
IL VIAGGIO DI DRAGO ROSSO
C’era una volta un piccolo drago di colore rosso, di un rosso talmente brillante che quando veniva colpito dalla luce dei raggi solari si accendeva come fosse fuoco vivo. Il draghetto era molto orgoglioso delle sue meravigliose squame colorate ma allo stesso tempo si sentiva un po’ triste e annoiato a vivere tutto solo nel suo grande castello, dal quale non era praticamente mai uscito. Gli unici animali che talvolta incontrava erano i 4 pavoni che abitavano il giardino del suo palazzo, troppo occupati però a rispecchiarsi nelle acque del piccolo lago e i pochi scoiattoli sempre indaffarati a cogliere noci e bacche.
Così il drago rosso decise di partire per esplorare il mondo e conoscerne le meraviglie. Abituato però alla tranquillità della sua casa, era convinto che esistesse solo il Bene e non conosceva cattiveria e pericoli. Lungo il suo cammino, il draghetto fece la conoscenza di molti esseri bizzarri e simpatici animali con i quali condivise giornate spensierate e lunghe serate davanti al fuoco a ridere e chiacchierare delle cose belle del mondo, assaggiando cibi di cui non aveva mai neppure immaginato il sapore.
Dopo diverse settimane di cammino, il drago giunse alle soglie di una fitta foresta, tanto fitta quanto buia. Il draghetto si fermò all’ingresso di questa oscurità, ne era intimorito ma allo stesso tempo affascinato. Sentiva come se una forza sconosciuta e spaventosa lo invitasse ad entrare, quasi fosse una calamita.
Il draghetto dopo aver esitato un attimo, decise di affrontare l’oscurità. Faticava a procedere tra la fitta vegetazione, ma più proseguiva più si sentiva come trascinato verso qualcosa di sconosciuto. Ed ecco che all’improvviso vide un piccolo bagliore, una tenue luce verdognola posata su un rigoglioso cespuglio carico di frutti rossi, simili alle dolci bacche che crescevano nel suo giardino. Era molto affamato, tentò di portarsene una alla bocca quando gli sembrò di vedere due occhi gialli allungati che lo sbirciavano da dietro i rami. Immediatamente avvertì una sensazione di freddo gelido, si spaventò e arretrando inciampò e cadde.
Vide allora sgusciare da dietro il cespuglio una sagoma poco definita, della quale si distinguevano chiaramente solo due luminosi occhi gialli, ora divenuti però bellissimi. Una voce melliflua sussurrava al suo orecchio di non avere paura e di cogliere una delle succose bacche rosse. Il draghetto non avvertiva più freddo e così, sentendosi rassicurato, raccolse la bacca e la mangiò.
Subito fu disgustato da un orrendo sapore acre e tentò di sputare. Troppo tardi! Immediatamente le energie sembrarono abbandonarlo, come prosciugate via dal suo corpo da qualcosa di oscuro. Cadde a terra poiché le zampe non potevano più reggere il peso del suo corpo. Si voltò per cercare la malefica sagoma dagli occhi gialli ma l’unica cosa che gli parve di udire fu una sinistra risata in lontananza. Gli sembrò di distinguere anche delle parole: «Stupido sciocco, ci sei cascato!».
Il povero drago riuscì con grande fatica a trascinarsi fuori dal bosco, arrivando finalmente alla luce del sole. Ciò che vide lo fece inorridire: le squame che ricoprivano il suo corpo erano diventate bianche, il suo magnifico colore rosso era sparito, come risucchiato insieme con le sue forze. Forse anche a causa di questa triste scoperta cadde in un sonno profondo.
Quando finalmente riaprì gli occhi, capì di ritrovarsi in un comodo letto e lì accanto a lui sedeva un uomo che gli sembrò molto vecchio poiché aveva una lunga barba bianca. «Finalmente ti sei svegliato, pensavo volessi dormire per sempre!» E vedendo l’espressione stupefatta del piccolo drago proseguì: «Sei stato avvelenato dal demone della foresta, tutti noi ne stiamo alla larga! Sei stato un po’ ingenuo, giusto?» e gli scappò una risata «Non ti preoccupare, io sono uno stregone bianco e non appena i miei aiutanti ti hanno portato qui da me ti ho somministrato un antidoto. Vedrai che starai sempre meglio.».
In effetti il draghetto si sentiva già più in forze e notò che le sue squame stavano riacquistando il loro colore.
Solo due giorni dopo il drago saltò giù dal letto e osservandosi allo specchio si stupì nel vedere che la sua pelle era di un rosso profondo, molto più scuro di quello che ricordava, ma non gli dispiaceva, anzi, si sentiva più forte, diverso da prima della sua disavventura.
Ringraziò con tutto il cuore il mago promettendogli di tornare presto a trovarlo e, carico delle sue nuove esperienze, del suo nuovo colore e forse più saggio, si avviò verso casa.





