Ogni essere umano è unico: rispettarne la diversità equivale a difendere la propria e l’altrui libertà.
Emanuela Breda
Il nostro Paese è in piena evoluzione culturale; la realtà che ci circonda, infatti, è caratterizzata da un crescente multiculturalismo. Nelle nostre città, ma anche nei borghi più piccoli, si sono moltiplicati i colori, i profumi, le lingue e gli accenti del vociare di strada, ma anche, purtroppo, i conflitti, le discriminazioni e la paura del diverso e del cambiamento. Naturalmente, non sono solo i vicoli e le piazze a percepire questi cambiamenti. In primis, il mondo del lavoro, dove ogni spazio professionale si è arricchito di nuovi punti di vista e modi di pensare in una sinergia di fede, storia e conoscenza e le attività commerciali che hanno dovuto arricchire i loro magazzini con merce capace di accontentare nuovi desideri, nuove necessità e un nuovo modo, anche, di investire il denaro.
Questa ricchezza, proveniente da tutto il mondo, non ha certo risparmiato il mondo scuola. Le classi della scuola Italiana, negli ultimi anni, si sono via via caratterizzate per una eterogeneità culturale dovuta alla presenza di studenti provenienti da differenti Stati e Paesi del Mondo.
Le classi delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie, in modo particolare, sono caratterizzate da una molteplicità di differenze difficili da descrivere e comprendere con una visione ciclopica e monodimensionale. In questa ottica riduzionistica, l’eterogeneità diventa qualcosa di alieno, difficile da apprezzare.
Il ruolo dell’insegnante non è più quello di 20/30 anni fa. A partire da tutte le differenze che si incontrano in classe, emergono stimoli che vanno ben oltre la conoscenza della storia di un popolo e che afferiscono ad aspetti di convivenza che coinvolgono emozione ed educazione.
La necessità di affrontare queste difficoltà emerge anche nei documenti ministeriali. Già nel 2007, ne “La via italiana per la scuola interculturale e l’integrazione degli allievi stranieri”, si promuoveva la necessità di “assumere la diversità come paradigma dell’identità stessa della scuola nel pluralismo”.
In continuità con i suddetti documenti, nel 2014 si sottolineava l’importanza di potenziare i percorsi biografici e scolastici dei diversi allievi e allieve con background migratorio (MIUR, 2014, pp. 4-7).
Ciò detto, quali sono gli strumenti che un insegnante deve utilizzare affinché tutto questo acquisisca un valore aggiunto per la crescita del gruppo classe?
Affinché tutto questo acquisisca un valore aggiunto per la crescita del gruppo classe prima e dell’intero substrato sociale poi, è necessario che vengano attivate le giuste strategie.
I media sono pieni di notizie in cui distanza, offesa, emarginazione, bullismo e violenza caratterizzano troppo spesso un mondo interculturale che non ha ancora gli strumenti per percepirsi arricchito.
Noi docenti ed educatori abbiamo l’obbligo e il dovere di attivare, a prescindere dal periodo evolutivo su cui siamo chiamati a intervenire, azioni che hanno l’obiettivo di ridurre al massimo le discriminazioni e fare delle differenze culturali una fonte di virtù e arricchimento.
La creatività in aiuto dei docenti
Per Joseph Chilton Pearce: “Per vivere una vita creativa, dobbiamo perdere la nostra paura di essere in errore.”
La parola creatività, dal latino creare, significa produrre, generare qualcosa che prima non era presente. Viene anche intesa come la capacità umana di essere originali e produrre contenuti mentali di qualunque tipo.
La creatività è il frutto di un atteggiamento di ricettività verso nuove idee e non nasce da un atteggiamento critico.
Ma la creatività va anche diretta, controllata, sublimata, trasformata. Il Coaching in Intelligenza Emotiva può certamente essere uno strumento valido, attraverso l’uso del Metodo Autobiografico Creativo®, per la valorizzazione delle differenze, grazie all’uso delle tecniche artistiche.
Questo tipo di percorso, applicato ai bisogni dei gruppi classe, riuscirà, grazie alla pratica del gioco, a fare in modo che gli alunni si sentano accolti e non giudicati e per questo valorizzati nella loro dimensione culturale e di appartenenza.
Ogni volta che ci raccontiamo, ogni volta che accediamo ai nostri ricordi, ci diamo la possibilità di ricostruire la nostra storia e riadattarla al tempo presente.
Partire dal proprio passato per affrontare il presente con l’obiettivo di creare il nostro futuro.
Riuscire a contattare e tirar fuori le emozioni che caratterizzano la propria storia e la propria narrazione risulta essere l’unica via possibile per rinascere a un’esperienza di vita sociale, amicale, relazionale completa e densa di quegli ingredienti che fanno di ogni storia la storia di ognuno.




